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La nube di ceneri vulcaniche, giunta su parte del nord Europa grazie alla disposizione dei venti in quota.
Il quadro generale meteoclimatico sulla nostra penisola sarà influenzato solo nel caso di eruzioni di notevole imponenza e lunga durata
Il risveglio del potente vulcano islandese, sotto il ghiacciaio Eyjafjallajokull.Se l'eruzione resta a questi livelli l'influenza sul clima sarebbe limitata ma se dovesse esplodere con la classica irruenza vulcanicae dovesse prolungarsi nel tempo dovremmo fare i conti con piogge arricchite di cenere.
Il vulcano ha eruttato abbastanza frequentemente a partire dall'era glaciale. Prima del 2010, l'ultima eruzione avvenne dal 1821 al 1823, e causò una jökulhlaup una inondazione dovuta allo sciolglimento dei ghiacci che causò notevoli danni. Intanto, sempre in Islanda, è allarme anche per il vulcano Grimsvotn che sorge sotto il più grande ghiacciaio d'Europa, il Vatnajokull Nella zona del vulcano sono stati registrate piccole scosse di terremoto e le condizioni sono molto simili a quelle che precedettero la sua ultima eruzione nel 2004. Secondo i vulcanologi potrebbe tornare ad eruttare nei prossimi 24 mesi e il rischio è quello di un nuovo "joklahlaup", il fenomeno per cui la pressione causata dall'acqua fa esplodere la cappa di ghiaccio sopra il cratere principale e produce un fiume di lava devastante. Le polveri vulcaniche possono infatti arrivare ad avere un ruolo importante nello schermare la radiazione solare diretta sul nostro pianeta, determinando alla lunga dei raffreddamenti climatici. Solamente nel caso in cui la quantità di massa espulsa dal vulcano diventi notevolmente consistente e duratura da estendersi con incisività nella stratosfera, gli effetti arriverebbero ad estendersi all'intero globo,le particelle di zolfo rilasciate nell'alta atmosferica contribuiscono peraltro a danneggiare lo strato d'ozono.
Il fenomeno della nuvola gassosa islandese trasportata sui cieli di tutta Europa, Italia inclusa, è stato reso possibile da quello che i metereologi chiamano il blocco atlantico, ossia un nucleo di alta pressione al largo delle coste irlandesi, accoppiato ad una bassa pressione sulle Azzorre, che attivato una configurazione della circolazione atmosferica particolare favorendo il risucchio verso il sud della nube gassosa.La persistenza nell'atmosfera delle polveri e dei gas (gran parte anidride caronica) sui cieli europei, a detta degli esperti, porterà effetti rilevabili anche sul sistema climatico.
Le polveri e l'anidride carbonica prodotte dalle eruzioni vulcaniche generano effetti contrastanti sulla temperatura. L'aumento di anidride carbonica tenderebbe ad aumentare temporaneamente l'intensità dell'effetto serra. Tuttavia l'effetto di gran lunga più rilevante è quello dovuto alle polveri.Le conseguenze di un'eruzione particolarmente ricca di composti attivi dal punto di vista dell'interazione con la radiazione solare (solfati), vengono osservate solitamente durante i due anni successivi all'evento. Il riscaldamento della stratosfera può superare (come nel caso dell'eruzione del Pinatubo nel Giugno 1991) gli 0.5°C a scala planetaria con conseguente impatto su tutta la circolazione atmosferica. Non si tratterà comunque di un effetto permanente sulle attuali tendenze al riscaldamento globale, ma di un evento circoscritto nel tempo la cui portata è ancora da determinare.

01-01-2012
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