L'emissione di gas vulcanici e l'effetto dell'irradiazione solare sull'atmosfera

La quantità di materiale immesse in atmosfera durante un’eruzione di grandi proporzioni è immensa, per non dire inimmaginabile. La nube vulcanica però, oltre che polveri e ceneri, contiene anche vapore acqueo e gas, fra i quali l’anidride solforosa è senz’altro il più importante. Giunta nella stratosfera, l’anidride solforosa viene difatti convertita in triossido di zolfo o in solfati: composti che, a contatto con il vapore acqueo, si trasformano facilmente in acido solforico. L’acido così generato si trova generalmente allo stato di vapore e condensa assieme al vapore acqueo dando vita a minuscole goccioline costituite per circa il 75% di acido solforico e per la restante parte d’acqua. Anche uno studio sui gas che producono l'effetto serra, condotto dalla prestigiosa Scuola internazionale di spettroscopia molecolare della Fondazione Ettore Majorana di Erice, ha dimostrato che le attuali conoscenze non sono sufficienti per arrivare a conclusioni credibili sulla relazione gas serra e l'aumento medio delle temperature.
Mentre e' stato ampiamente accertato che esiste un aumento misurabile della temperatura media del pianeta non e' ancora possibile allo stato attuale delle conoscenze attribuire tale aumento alle attività umane o a cambiamenti climatici naturali. Secondo studi è ancora impossibile sviluppare un modello generale dell'atmosfera terrestre che tenga conto di tutti i parametri coinvolti nel fenomeno. Scenziati riuniti ad Erice si sono confrontati inoltre sugli ultimi sviluppi tecnologici in ottica, in particolare quelli relativi alla rivelazione ed identificazione di sostanze chimiche e biologiche che possono costituire una minaccia per la salute dell'uomo e l'ambiente terrestre.
Vento e macchie solari, la cui attività non era mai stata tanto intensa negli ultimi 8.000 anni, potrebbero aver immesso nell'atmosfera terrestre una quantità maggiore di radiazione e di calore più difficilmente smaltibili dai meccanismi di termoregolazione planetaria.
Sono le conclusioni, controcorrente rispetto alle attuali teorie sul riscaldamento globale, che vengono dal convegno internazionale sulla variabilità solare e il clima della Terra, oltre alle teorie tradizionali sul riscaldamento globale, gli esperti riuniti nel convegno hanno sollevato forti critiche anche nei confronti di un eventuale rinnovo del protocollo di Kyoto.
Secondo gli scenziati''esistono forti correlazioni fra l'attività magnetica del Sole e l'aumento della temperatura della Terra, ed e' possibile dimostrare che viviamo in un'epoca di massima attivita' solare, la piu' intensa registrata negli ultimi 8.000 anni.
Sulla base delle registrazioni dell'attitivta' solare registrate fin dal XVII secolo, si può dire, che mai e' stata cosi' anomala come lo e' da circa 70 anni.
Sulla base degli studi sull'attività solare sappiamo che il fenomeno di questa intensa variabilita' solare e, con esso, quello del riscaldamento della Terra, finirà fra 40 anni perché un'attività così intensa non e' mai durata complessivamente oltre un centinaio di anni. Di conseguenza abbiamo davanti a noi un periodo di 30-50 anni per studiare il problema della produzione di energia senza combustibili fossili.

 

 

 

Come nasce un vulcano

Il nome vulcano deriva da Vulcanus, il Dio del fuoco latino, a dimostrazione della natura di questo fenomeno.

Un Vulcano è una spaccatura della crosta terrestre dal quale fuoriesce una massa fluida: il magma.

Vi sono varie teorie che cercano di dare una giusta spiegazione all'origine dei vulcani, ma sembra più accettabile quella della tettonica. Questa teoria ci spiega le eruzioni come l'effetto della compressione del magma causata da movimenti della litosfera; infatti il periodo in cui l'attività vulcanica fu protagonista coincide con i movimenti di deriva dei continenti del Terziario( che ebbe inizio 70 milioni di anni fa). Venne così eruttata l'enorme massa di lava che forma tutte le rocce attraverso le quali noi possiamo conoscere la natura del magma.

Gli effetti sull'atmosfera

Durante le eruzioni più esplosive immense nubi, formate di ceneri, gas e pulviscolo, vengono proiettate a gran velocità nell’atmosfera e talvolta raggiungono anche la stratosfera, dove le particelle vulcaniche riescono a rimanere anche per qualche anno, prima di ricadere, per effetto della gravità, nella troposfera.

Le eruzioni avvenute qualche tempo fà.

L’eruzione avvenuta circa 2 milioni di anni fa nel Parco di Yellowstone produsse una nube di polveri e ceneri che occupava un volume di almeno 2500 km3: con tutto quel materiale si potrebbe ricoprire l’intera Valle d’Aosta con uno strato uniforme spesso 750 metri! L’effetto principale della nube vulcanica nella stratosfera è quello di riflettere parte della radiazione solare incidente, provocando un lieve raffreddamento della parte più bassa dell’atmosfera e quindi anche della superficie terrestre.

La riduzione di radiazione solare incidente è più forte alle alte latitudini, dove i raggi solari, a causa della maggiore inclinazione, sono costretti ad effettuare un percorso più lungo per attraversare lo strato di nube vulcanica.

I solfati presenti nella nube vulcanica sono in grado di convertire facilmente i clorofluorocarburi (CFC) in composti molto più attivi e capaci di accelerare la distruzione del vitale strato di ozono. Negli ultimi 5000-10.000 anni l’esplosione più violenta di cui si abbia memoria è quella del Monte Tambora (Indonesia, 1815) che immise nella stratosfera circa 200 milioni di tonnellate di acido solforico. La quantità di materia vulcanica immessa nell’alta atmosfera non dipende solo dalla violenza dell’eruzione, ma anche dalla direzione in cui l’esplosione si sfoga; l’impatto della nube sul clima è strettamente legato, invece, oltre che alla quantità di polveri e gas, anche alla loro particolare composizione chimica.

 

 

 


(Sotto) Prospetto fatto a mano da Alberto

 

 


| Prefazione e note legali |

www.sqtradiometeo.it | e-mail | Imposta come homepage

© 2001-2010 www.sqtradiometeo.it - Pontassieve (FI) Italia