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LA NUBE CHE GENERA LA PIOGGIA
Unità di misura mm - mm/h

Il pluviometro elettronico

Pluviometro con scala graduata
Processo formazione piogge acide

La
vita di piante e animali non può fare a meno dell'acqua
e visto che il suo approvvigionamento avviene quasi esclusivamente
dal cielo .Di
fondamentale importanza non è il solo quantitativo assoluto
di acqua che le piogge possono lasciare in un anno, ma anche la
loro ripartizione tra le stagioni dell'anno oppure anche tra i
singoli mesi di ogni stagione cioè quello che viene chiamato regime pluviometrico . Alla domanda quanto sia piovuto
sia per statistiche che nelle cronache o nelle osservazioni, in
genere si utilizza l'unità di misura ,il mm (millimetro)
,i millimetri in questione si riferiscono all'altezza raggiunta
dall'acqua piovana su un suolo pianeggiante,senza che avvengano
perdite dovute all'evaporazione o allo scorrimento orizzontale
lungo la superficie, a queto punto tenuto conto che un litro d'
acqua occupa un volume pari ad un decimetro cubo, ne consegue
in modo immediato che ogni millimetro di pioggia equivale a un
litro d'acqua caduta su un metro quadro di terreno ossia se cadono
10 millimetri di pioggia ogni metro quadrato il terreno avrà
ricevuto e quindi in parte assorbito 10 litri d'acqua. Il pluviometro
strumento utilizzato per misurare il quantitativo di acqua caduta
non è che un semplicissimo recipiente cilindrico con un'apertura
di area nota, il cui valore permette in modo immediato di risalire
all'altezza dell'acqua piovana che viene raccolta. Inoltre si
deve essere accorti ne posizionare il pluviometro lontano da ostacoli
che facciano ombra o da sorgenti di calore che possano far evaporarew
velocemente l'acqua raccolta spesso si usa anche un pluviografo
apparecchio in grado di registrare in modo continuo nel tempo
la quantità di pioggia caduta. Diverse possono essere inoltre
le modalità con cui un evento di pioggia può aver
lasciato sul terreno i millimetri di pioggia registrati: una pioggerella
debole ma continua potrebbe, infatti, essere equivalente come
quantitativo di acqua a uno scroscio breve ma intenso. E' proprio
dall'intensità della pioggia espressa in millemetri caduti
in un ora, mm/h, deriva una classificazione delle pioggie che
ritroviamo spesso nei discorsi degli addetti ai lavori nel comunicare
pioggie incombenti. Si parla di pioggia debole fino a 2 mm/h,
di pioggia moderata da 2 e i 6 mm/h, forte oltre i 6 mm/h.
Si parla
poi di pioviggine per una pioggia con intensità inferiore
a 1 mm/h, di rovescio se, al contrario, si superano i 10 mm/h
e di nubifragio se si va oltre i 30 mm/h. L'ingrediente principe,
assolutamente indispensabile anche se non sufficiente, sono le
nubi. Per dare conto alle pioggie bisogna innanzitutto capire
come si forma una nube. In altre parole, la goccia di pioggia
è figlia delle gocce più piccole che formano una
nube nell'atmosfera e in questo ragionamento a ritroso bisogna
capire come nascono e si accrescono quelle goccioline. La nostra
gocciolina è ovviamente un agglomerato di molecole d'acqua
allo stato liquido: la sua formazione è quindi dovuta alla
condensazione del vapore acqueo, invisibile ma sempre presente
nell'aria. Il maggior fornitore di questo vapore acqueo, nella
misura del 90%, sono gli oceani che spendono parte del calore
solare assorbito proprio nell'evaporazione di molecole d'acqua
dalla loro superficie verso l'aria. L'aria può però
immagazzinare solo quantità finite di vapore in misura
tanto maggiore tanto p iù l'aria è calda. Quando
il contenuto di vapore ha raggiunto il suo massimo, si dice che
l'aria è satura e l'eventuale vapore in eccedenza sarà
costretto a condensare, tornando così allo stato liquido.
Ci chiediamo
perchè l'aria dovrebbe raffreddarsi e formare così
una nube, il raffreddamento nel caso specifico delle nubi è dovuto essenzialmente ad un moto dell'aria verso l'alto che, produce
un'espansione e quindi il calo della temperatura di 1 grado ogni
100 metri di ascesa.
Nel
momento in cui si raggiungono le condizioni di saturazione inizia
la condensazione e quindi la nascita della nube.Se la temperatura
in questo stadio è sopra lo zero la nube è costituita
solo da goccioline liquide, in caso contrario fino a 10 gradi
sotto lo zero prevale ancora la fase liquida, ma compaioni anche
i primi cristalli di ghiaccio, a temperature inferiori prende
il sopravvento il ghiaccio e sotto i -40 gradi tutte le goccioline
sono costrette a solidificarsi.
Il moto
verso l'alto viene prodotto da correnti che vengono chiamate ascensionali,
i meccanismi sono tre e danno il nome alle nubi che li producono.
Vi sono infatti le nubi convettive, generate dall'ascesa di aria
calda che si è riscaldata a contatto di suoli particolarmente
prodighi nel restituire il calore ricevuto dal sole, ad esempio
aree asfaltate, sabiose, rocciose o pendii di montagna esposti
al sole creano bolle d'aria calda più leggere rispetto
all'atmosfera circostante. Vi sono poi le nubi frontali sono grosse
masse d'aria con caratteristiche termiche differenti ''si incontrano'',
non si mescolano fra loro, ma l'aria calda, più leggera,
tende a disporsi sopra a quella più fredda. Infine le nubi
orografiche hanno origine dall'innalzamento dell'aria umidita
diretta verso una catena montuosa e quindiè costretta a
risalire i pendii dei rilievi. Concludendo per produrre una nube
nella ricetta per le pioggie, servono aria umidita, pulviscolo
che faciliti la condensazione e una corrente ascensionale che
raffreddi l'aria. Pertanto, appare innanzitutto chiaro che una
pioggia copiosa abbia bisogno della materia prima per verificarsi
e quindi possa nascere solo da masse d'aria che all'inizio della
loro ascesa siano solo umide ma anche calde. Infatti si ricordi
che la capacità dell'aria di contenere acqua allo stato
di vapore aumenta al crescere della temperatura così che
tanto più calda è l'aria tanto maggiore sarà,
una volta raggiunta la saturazione, la quantità di acqua
condensata in una nube.
Precipitazioni e terreno
Pioggia, neve e gradine tendono a distribuirsi maggiormente sui versanti montuosi esposti alle correnti dove è favorita la risalita delle masse d'aria umide fino alla condensazione (convezione forzata). Le perturbazioni stesse tendono a subire azioni di blocco stau nei versanti sopravvento; viceversa nei versanti sottovento i venti discendenti di caduta favoriscono il dissolvimento delle nubi con conseguente diminuzione delle precipitazioni (ombra pluviometrica) ed effetto fohn. Pertanto le precipitazioni tendono ad aumentare con la quota. In Italia ad esempio il versante tirrenico risulta essere decisamente più piovoso del versante adriatico per la presenza dell'Appennino.
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