Il clima sta cambiando?
E’ già cambiato in questi ultimi anni, rispetto ai decenni passati?
Se è cambiato, si tratta di una oscillazione transitoria, nei limiti della variabilità climatica
naturale? Oppure si tratta di un fenomeno nuovo, in cui alle cause naturali si sommano cause
dovute alle attività umane?
Per rispondere a queste domande occorre conoscere la variabilità climatica
naturale e il funzionamento del sistema climatico nel tempo.
A questo scopo è determinante il contributo della geologia per l’analisi delle
informazioni contenute negli archivi naturali del clima.
Archivi naturali del clima
Variazioni temperatura media annua emisfero Nord ultimi 1000 anni
Ricostruite tramite:
Anelli degli alberi
Coralli
Carote di ghiaccio
Documenti storici
Dati strumentali
La neve che progressivamente si accumula sulle calotte polari si trasforma per compressione in nevat (firn) e successivamente in ghiaccio.Questo processo provoca espulsione di aria, che rimane comunque presente nel ghiaccio in forma di piccole bolle isolate.
Il ghiaccio conserva memoria delle condizioni climatiche al momento della
deposizione nevosa e preserva campioni di atmosfera del passato.
Inoltre, può presentare preziosi depositi di materiale relativo ad avvenimenti
geologici maggiori, come eruzioni vulcaniche o caduta di meteoriti.
Progressivamente verso la base e i margini della calotta.
In superficie gli strati di ghiaccio sono più spessi, mentre alla base si
assottigliano. In profondità, pochi metri di ghiaccio rappresentano un intervallo di tempo notevole.
Le sequenze climatiche più lunghe sono fornite da carote di ghiaccio prelevate nelle regioni polari
(Antartide, Groenlandia) dove l’accumulo nevoso è estremamente ridotto
Metodi di datazione e correlazione nelle carote di ghiaccio
Stratigrafia: orizzonti di riferimento di età nota
fallout atomico
ceneri vulcaniche
picchi di acidità vulcanica
Variazioni stagionali
stratigrafia, densità, cristallografia, livelli di polveri
acidità (ECM)
microparticelle
isotopi stabili
Modelli di flusso glaciali
La grandezza meteorologica più immediata per valutare i cambiamenti climatici è la temperatura atmosferica: essa è di facile uso per le statistiche e si presta facilmente per i confronti con il cambiamento storico del clima. Ma le misure dei cambiamenti climatici sono relative anche ad altre grandezze meteorologiche quali le precipitazioni, l’umidità o i venti. L’inizio delle misurazioni strumentali a livello globale viene convenzionalmente fissato al 1850, anno a partire dal quale sono disponibili in modo sistematico le registrazioni della temperatura atmosferica. Per i periodi precedenti gli studi climatologici si basano su variabili indirette ricavate, ad esempio, dallo studio degli anelli di accrescimento degli alberi o - per periodi ancora più remoti - dallo studio degli isotopi dell’Idrogeno e dell’Ossigeno all’interno delle bolle d’aria intrappolate nei ghiacci.
ARTICO
La calotta polare del Mar Artico non è mai risultata così ristretta da quando sono inziate le misurazioni satellitari. Lo scorso febbraio, il National Snow and Ice Data Center americano ha infatti rilevato un’estensione di 14,36 milioni di chilometri quadrati: quasi un milione sotto la media trentennale calcolata dal 1979. Secondo i dati diffusi dall’istituto, la calotta polare è risultata sotto la media sia sul versante atlantico che su quello pacifico, in particolare sul Labrador Sea e sul golfo di St. Lawrence. La tendenza del ghiaccio polare a diminuire, anche nei mesi invernali, è costante da diversi anni. I dati rivelano, infatti, che dal 2004 l’estensione della calotta nel mese di febbraio è stata sempre al di sotto dei 15 milioni di chilometri quadrati, cosa mai capitata prima. La causa di questa riduzione sembra essere l’aria piuttosto calda che insiste da qualche anno sull’oceano Artico, con temperature che in questo mese vanno dai 4 ai 7 gradi superiori alla media, fino a 9 gradi oltre nella zona della Groenlandia orientale e del circolo polare artico.
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