
Clima è determinato dai fattori astronomici
Nei primi decenni del ventesimo secolo fu messa a punto una teoria scientifica del clima basata su tre cicli di lungo termine nel rapporto orbitale tra la Terra e il Sole. La teoria era fondata sul lavoro del meteorologo russo-tedesco Vladimir Koppen (1846-1940), del genero di questi Alfred Wegener (il fondatore della teoria della deriva dei continenti), e del matematico serbo Milutin Milankovich. La loro opera si inseriva nella tradizione dell'astronomo anglo-tedesco John Herschel. L'idea centrale è che l'energia solare ricevuta dalla superficie terrestre (insolazione) varia, non solo con le stagioni, ma anche con queste variazioni di lungo termine dell'orbita terrestre. Con il passare del tempo si dimostrò che i grandi cambiamenti climatici delle epoche passate erano correlati con questi cicli orbitali. Nel diciannovesimo secolo, i geologi poterono constatare come un ampio spettro di osservazioni indicasse che l'emisfero settentrionale era passato attraverso uno o più cicli di glaciazione. Quando queste osservazioni furono messe in relazione in diverse parti della Terra, emerse che un manto di ghiaccio si era spostato dalla Groenlandia e dalla regione polare verso sud, seppellendo la parte settentrionale del Nord America e dell'Eurasia sotto una coltre spessa da 1,5 a 3 Km.

I ghiacciai alpini e in generale i ghiacciai montani sono ritenuti sensibili indicatori delle variazioni climatiche. Le loro dimensioni ed i loro caratteri dipendono infatti dal bilancio annuo tra i guadagni, sostanzialmente l’accumulo di neve, e le perdite, sostanzialmente dovute alla fusione. Nelle Alpi, condizioni favorevoli all’espansione dei ghiacciai (bilancio in guadagno) sono connesse con estati brevi e fresche (fusione ridotta) e con una stagione invernale prolungata e umida, con abbondanti nevicate (accumulo elevato). Al contrario una stagione estiva molto prolungata e calda e, lungo l’arco dell’anno, ridotte condizioni favorevoli alle precipitazioni nevose portano ad un bilancio in perdita e ad una contrazione dei ghiacciai. Negli ultimi 30 anni circa i bilanci dei ghiacciai monitorati nel mondo sono quasi tutti sistematicamente in perdita, salvo limitate eccezioni . La perdita media dispessore nei ghiacciai misurati è stata di 4 m (di acqua equivalente) dal 1980 al 1995 e di 6 m nei dieci anni successivi. Nelle Alpi il bilancio è ancora più negativo, con una perditamedia dal 1980 al 2003 di 16 m: nella sola estate calda del 2003 i ghiacciai alpini hanno subito una perdita media di spessore di 2,5 m (di acqua equivalente). Nelle Alpi e in molte altre catene montuose la riduzione dei ghiacciai, accentuatasi in questi ultimi tre decenni, è facilmente apprezzabile dalla estensione delle vaste aree detritiche e non coperte da vegetazione, abbandonate recentemente dal ghiaccio. Questo spettacolo costituisce l’evidenza più chiara e a tutti comprensibile degli effetti del riscaldamento climatico in corso .
Di seguito si scrive in maniera comprensibile la variabilità naturale dell’ambiente fisico in cui viviamo, che è soggetto ad un cambiamento continuo nel corso del tempo. La conoscenza delle variazioni ambientali naturali è un parametro fondamentale di cui dobbiamo tenere conto se vogliamo valutare in maniera scientificamente realistica il contributo che viene effettivamente fornito dall’attività umana alle modificazioni dell’ambiente. Come dovrebbe esserenoto ai lettori, i geologi riescono a ricostruire i cambiamenti ambientali del passato anche lontano, in quanto dispongono di un quadro a lungo termine delle variazioni ambientali naturali, ricavato dall’analisi precisa e dettagliata di “archivi geologici naturali”. Tali archivi storici della Terra, nei quali sono registrati i cambiamenti planetari, sono principalmente rappresentati dai sedimenti marini e lacustri, le grandi calotte glaciali, i ghiacciai alpini e i depositi continentali. Questo Quaderno della SGI affronta un tema al centro di un grande interesse e di preoccupazione nella società: quello delle fluttuazioni climatiche sull'Europa, viste nel contesto della storia dellavariabilità naturale del clima del passato. Senza la conoscenza della storia delle variazioni climatiche e ambientali a breve, medio e lungo termine, fornita dalle Scienze Geologiche, appareillusorio elaborare uno scenario di previsione climatica futura che abbia la necessaria attendibilità scientifica. Senza una anamnesi particolareggiata è impossibile trovare i rimedi adeguati per curare lo stato di salute di un paziente. La storia passata ci può indicare il ruolo ricoperto dalla variabilità climatica naturale nell’attuale riscaldamento globale. I limiti dei modelli attualmente divulgati sul clima risiedono nella brevità del tempo preso in considerazione (un secolo o poco più) e nella mancanza di un fondamento ambientale che tenga conto delle trasformazioni naturali del territorio. Su questa base vengono da taluni proposti scenari catastrofici futuri che allarmano grandemente le popolazioni.
SITUAZIONE ATTUALE
In base alle conoscenze attuali, si possono formulare in generale le relazioni seguenti:
La temperatura media globale nel secolo scorso è aumentata di 0,6 ± 0,2°C. Questo riscaldamento è ampiamente ascrivibile alle attività umane. I modelli climatici prevedono per il XXI secolo un aumento accelerato delle temperature medie globali al suolo di 1,4°C – 5,8°C. Tali cambiamenti concernono anche l’intero circolo dell’acqua e ci si attendono sensibili cambiamenti del regime delle precipitazioni.
con i cambiamenti climatici, la probabilità e la distribuzione geografica degli eventi estremi registrano uno spostamento graduale. La portata e la natura dei cambiamenti variano in funzione del luogo e del genere dell’evento. Non è possibile fornire una stima quantitativa di detta evoluzione.
attualmente si osserva un’intensificazione delle catastrofi naturali, che potrebbe essere casuale, imputabile a variazioni climatiche naturali a lungo termine oppure una conseguenza dei cambiamenti climatici antropici. Per ragioni di principio è difficile o addirittura impossibile comprovare o escludere con certezza statistica una tendenza nella frequenza degli eventi estremi rari. È ipotizzabile che i cambiamenti a lungo termine degli eventi climatici potranno essere comprovati solo quando avranno raggiunto una portata considerevole e causato danni ingenti.
Si possono per contro formulare considerazioni statisticamente consolidate sulle tendenze relative agli eventi ”intensivi”. Si evince, per esempio, che le forti precipitazioni (che di solito non causano danni) sono sensibilmente aumentate dall’inizio del secolo. Anche le quantità delle precipitazioni in inverno hanno registrato un aumento quasi in tutta l'Europa centale dall’inizio del secolo. Benché non possano essere relazionati direttamente con gli eventi estremi, questi dati costituiscono un indizio per i cambiamenti palesi subentrati nel circolo dell’acqua negli ultimi cento anni.
La conoscenza attuale dei processi induce a credere che la frequenza e la forza di alcuni eventi estremi (ondate di caldo, forti precipitazioni e inondazioni nel periodo invernale, siccità estiva a Sud delle Alpi e nelle valli alpine, scoscendimenti) aumenteranno con il cambiamento del clima. Il timore è avvalorato dai calcoli basati su modelli climatici. D’altro canto, diminuirà la frequenza delle giornate di gelo e delle ondate di freddo.
Le mutazioni future dei pericoli generati dagli eventi estremi saranno determinate, oltre che da fattori puramente climatici, anche da cambiamenti sociali. La crescente concentrazione di edifici e infrastrutture anche nelle regioni esposte ha comprovatamente inciso in passato sui costi dei danni. I futuri cambiamenti dell’utilizzazione del territorio potrebbero indebolire o rafforzare i fattori puramente climatici.
Scrivo alcuni appunti sul possibile congelamento delle aree più a nord del pianeta Terra
Il fenomeno si chiama PERMAFROST (in italiano permagelo) è un fenomeno che consiste nel perenne congelamento del terreno e si indica, perciò, con questo termine, un territorio ove il suolo è perennemente ghiacciato. Convenzionalmente con questo termine si indica un terreno ghiacciato da almeno 2 anni, ma si tratta di una definizione puramente arbitraria. Intrappolato nel permafrost si trova gas metano, accumulatosi per l'effetto serra al di sotto del permafrost; fino ad oggi questi giacimenti metaniferi sono naturalmente sigillati verso l'alto dalle vaste estensioni impermeabili ai gas dei terreni congelati. Sul medio periodo, nei prossimi 30-50 anni, si teme che le acque di fusione del permafrost possano contribuire in modo significativo a "raffreddare" i mari artici e ad abbassarne la salinità, ponendo a rischio l'esistenza della corrente del golfo che funge da "regolatore termico" su scala globale. È scientificamente dimostrato che questo tipo di evento si è già verificato nel passato, scatenando reazioni climatiche anomale. È frequente soprattutto nei due poli dove il clima gelido permette lo sviluppo del permafrost. Nell'ultimo periodo è stata rivelata un'immensa quantità di permafrost su Marte, precisamente sul suo polo ove si spera di trovare acqua, e quindi organismi extraterrestri.
A dispetto della montagna di propaganda in senso contrario, una montagna di ghiaccio sta crescendo da una decina d'anni al centro della Groenlandia. Anche il ghiaccio galleggiante della banchisa dell'Antartide Orientale, sta crescendo, aggiungendo una massa di ghiaccio marino molto più grande di quella che si è persa nella frantumazione, molto propagandata, della banchisa dell'Antartide Occidentale. Questi sono alcuni dei risultati sorprendenti di uno studio sui cambiamenti delle masse di ghiaccio dal 1992 al 2002, apparso sulla rivista scientifica Journal of Glaciology. Lo studio, che contraddice molte stime di esperti, è basato sui più precisi dati altimetrici da satellite mai messi insieme, usando i satelliti europei per le misurazioni a distanza European Remote-sensing 1 e 2 e altre osservazioni. Gli aumenti del ghiaccio della Groenlandia e di quello marino dell'Antartide, tuttavia, sono in parte compensati da una leggera diminuzione nella massa di ghiaccio dell'entroterra antartico. Questo eccesso netto di ghiaccio sciolto rispetto al nuovo ghiaccio formato, aumenterebbe il livello globale del mare, ma non di molto. Il contributo netto al livello del mare è nell'ordine di +0,05 millimetri l'anno, con un margine di errore di +/-0,03 millimetri. Così il contributo all'innalzamento del livello dei mari in dieci anni andrebbe da 0,2 a 0,8 millimetri.
La presenza di numerosi ghiacciai e lo spesso manto di ghiaccio della Groenlandia e dell'Antartide stanno ad indicare che la terra sta ancora attraversando un'era glaciale. C'è allora da chiedersi: quando l'Emisfero Nord entrerà di nuovo in un periodo di avanzamento dei ghiacci come quello che terminò 10-12.000 anni fa? I cicli orbitali ci dicono che andiamo verso una nuova glaciazione. Nel passato i cicli di forte glaciazione da 100.000 anni furono intervallati da un periodo interglaciale di 9-12.000 anni. L'attuale periodo interglaciale ha circa 10.700 anni. Andiamo quindi incontro ad una ripresa della glaciazione. Tuttavia, nessun trend di breve periodo o di scala decennale o persino centennale riesce a rivelare con una certa affidabilità se stia per cominciare o meno una glaciazione. Ci sono stati almeno tre periodi ciclici di riscaldamento e raffreddamento all'interno dell'attuale periodo interglaciale. L'ottimo climatico ha raggiunto il suo picco 7.000 anni fa, quando la temperatura media dell'aria, dedotta dal volume di ghiaccio, era di 1,11 °C più alta del presente. I due lunghi cicli di riscaldamento che si sono verificati da 4.000 a 8.000 anni prima dell'attuale possono avere poco a che fare con l'effetto serra che si sostiene causato dalla produzione industriale di biossido di carbonio. Una Piccola Era Glaciale cominciò circa 650 anni fa e durò fino al diciannovesimo secolo. Da allora la Terra si è riscaldata lentamente, ma la temperatura media non si è mi avvicinata all'ottimo di 7.000 e 4.500 anni fa. Le ragioni di questi trend climatici più brevi non sono tutte ancora pienamente comprese. Tra i tanti fattori che occorre prendere più attentamente in considerazione ci sono la posizione della Terra nella galassia, i mutamenti nelle emissioni solari, le variazioni cicliche più piccole nell'orbita terrestre e le correnti oceaniche.
Effetti del sole sul clima (appunti)
La teoria convenzionale è che i cambiamenti climatici su Marte può essere spiegata principalmente da piccole alterazioni in orbita del pianeta e inclinazione, non da cambiamenti nel sole. Wobbles in orbita di Marte sono la causa principale del suo cambiamento climatico in epoca attuale.
Tutti i pianeti qualche esperienza wobbles in quanto il loro viaggio intorno al sole. Wobbles della Terra sono noti come cicli e si verificano su scale di tempo tra 20.000 e 100.000 anni.
Queste fluttuazioni cambiare l'inclinazione del asse della Terra e la sua distanza dal sole e si pensa di essere responsabile per la ceretta e in calo le età di ghiaccio sulla Terra.
Terra e Marte oscillare in modi diversi, e la maggior parte degli scienziati pensa che è pura coincidenza che entrambi i pianeti sono tra le età di ghiaccio in questo momento.
Marte non ha alcuna grande luna, il che rende la sua wobbles molto più grande, e quindi alle oscillazioni del clima sono una maggiore troppo.
Forse il più grande ostacolo in la teoria è il suo licenziamento di effetto serra, in cui i gas atmosferici quali il biossido di carbonio aiutarlo a mantenere il calore intrappolato vicino alla superficie del pianeta.
Si sostiene che l'anidride carbonica è solo una piccola influenza sul clima della Terra e praticamente nessuna influenza su Marte.
Ma "senza l'effetto serra ci sarebbe ben poco, se del caso, la vita sulla Terra, dal momento che il nostro pianeta sarebbe molto bello essere una grande palla di ghiaccio", si è detto, la maggior parte dei scienziati ora temono che la massiccia quantità di biossido di carbonio sono l'uomo di sprigionerà in aria portando ad un aumento catastrofico della Terra temperature, aumentando notevolmente il livello del mare come i ghiacciai si sciolgono e che conduca a condizioni meteorologiche estreme in tutto il mondo.
tuttavia, si suggerisce che il sole detiene qualcosa di molto diverso in magazzino.
L'irraggiamento solare ha cominciato a cadere nel 1990, e un minimo sarà raggiunto da circa il 2040, dicono i dati esso provocherà un forte raffreddamento del clima sulla Terra in 15 a 20 anni.
Il quadro migratorio degli uccelli ed il clima
Dopo lo scioglimento dei ghiacciai e l'allarme per il rischio estinzione di alcune specie di mammiferi a subire le conseguenze dei cambiamenti climatici sono gli uccelli migratori. Il loro orologio interno infatti si è modificato nell'arco degli ultimi 30 anni. Gli uccelli che in inverno si trovano a sud del Sahara e che decidono in primavera di partire verso nord per nidificare in Europa, hanno anticipato la partenza almeno di un giorno ogni tre anni, con un anticipo complessivo di circa dieci giorni.
Questo il quadro dai ricercatori,. Conferme del cambio di calendario dei migratori infatti arrivano dai dati del progetto di studio e monitoraggio "Piccole isole", pensato e coordinato dal Centro di Inanellamento italiano ed attivo in sette paesi del Mediterraneo, con una rete di 40 stazioni, dove gli uccelli migratori vengono “inanellati” e quindi identificati e contati.
In 21 anni di lavoro, con il coinvolgimento di 700 volontari abbiamo inanellato e monitorato 800 mila esemplari. I dati della serie più lunga, dell'isola di Capri, hanno confermato la partenza anticipata, tra uno e due giorni ogni cinque anni, di una specie come la balia nera dalle aree di svernamento a sud del Sahara in primavera.
Riflessione condivisa:
I nostri oceani sono cambiati e con le dichiarazioni di Einstein ce poco da stare allegri. Nel 1999 l'attivita' solare è stata intensificata e secondo gli scienziati fu merito di una massa di calore proveniente dal centro della galassia. I popolo Maya predissero che nel 2012 (negli ultimi anni) il Sole avrebbe "parlato". Gli scienziati hanno registrato macchie bianche (di cui non abbiamo precedenti) che stanno preparando l'intensa attivita' che ci aspetta che va dal 2009 al 2012. Nessuno agisce per questo motivo, il principale motivo del calore del nostro pianeta viene attribuito al Sole (per molti studiosi!). E' quasi certo che Marte era un pianeta del tutto simile alla Terra (massa, distanza e presenza di acqua confermano) e che fu probabilmente una intensa attivita' solare ad investire il pianeta e a spazzare via la sua atmosfera. Se questo fosse vero ce poco da stare tranquilli. Non so voi ma i violenti temporali che ultimamente si vedono nel sud Italia (temporali tropicali quasi) fanno pensare proprio che il clima è cambiato. Lo scorso inverno gli orsi non sono riusciti ad andare in letargo (causa del clima mite, e dell'inverno ritardato) e colonie di pinguini sono spiaggiati nel centro america (e non per prendere il Sole). Anche se facciamo qualcosa, il Sole rischia di intensificare comunque la propria attivita', non possiamo essere certi che sia tutta colpa dell'effetto ozono. Pertanto il 50 e 50)
Aggiornamento pagina 27 Dicembre 2008