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DENDROLOGIA La dendrocronologia (dendron = pianta, cronos = tempo, logos = scienza)

agg. 26 LUGLIO 2013

LA DENDROLOGIA E LE VARIAZIONI CLIMATICHE

 

Il quadro generale vede se alcune osservazioni sull’annualita’ degli anelli degli alberi e sulla loro possibile relazione con il clima che si devono le prime datazioni dendrocronologiche degli insediamenti preistorici di Pueblo Bonito nel New Mexico. L’interessamento dello scienziato americano agli anelli degli alberi era dovuto alla sua professione di astronomo. In particolare riguardava le sue ricerche sulle macchie solari e sulla loro relazione con il clima. Poiche’ all’epoca le registrazioni metereologiche erano molto brevi, egli sperava di poter dimostrare esaminando le serie anulari di alcuni Pinus ponderosa cresciuti in siti molto aridi, l’influenza dell’attivita’ solare sul clima terrestre e in particolare sulle precipitazioni. Sin dai suoi albori la dendrocronologia manifestava le caratteristiche di metodo interdisciplinare con applicazioni in diversi rami della ricerca scientifica. Ai giorni nostri infatti ci sono dendrocronologi provenienti dai settori piu’ vari delle scienze naturali: dal tradizionale settore dell’archeologia, la possibilita’ di effettuare datazioni e’ stata presto utilizzata anche da geologi e da geografi. Oggi si parla di dendroclimatologia, dendrogeomorfologia, dendroidrologia e dendroecologia a seconda dello scopo della ricerca stessa.

NASCE LA TERRA


Da 4.7 a 3.8 miliardi di anni fa si svolge il periodo più "caldo" e drammatico della Terra. Durante questa lunga fase, rimasta senza nome, il pianeta prese corpo dalla nebulosa primordiale, nacquero il nucleo e il mantello, e si formò una prima crosta a composizione basaltica (simile, cioè, alle lave di molti vulcani oceanici attuali).
Sempre in questa prima fase, il pianeta fu intensamente bombardato da corpi meteorici che produssero una gran quantità di crateri simili a quelli che oggi si osservano sulla Luna. Con la riduzione degli impatti, iniziata circa 4 miliardi di anni fa, il pianeta iniziò a godere di una certa tranquillità e alcune rocce che si formarono in quel periodo sono sopravvissute sino a oggi.

ARCHEANO


(3.8-2.5 miliardi di anni fa). E il primo vero eone di cui si hanno campioni di rocce sedimentarie metamorfosate (cioè derivate da sedimenti di bacini marini sottoposti nel corso del tempo a pressioni così intense da aver subìto profonde modificazioni chimiche e fisiche).
Ormai la temperatura della Terra era scesa al punto che l’acqua poteva esistere allo stato liquido. I mari principali, forse, erano i grandi bacini formati dall’impatto degli asteroidi In quel periodo si formò anche la prima crosta continentale, derivata dalla "differenziazione dei basalti":
In altre parole, dai magmi derivati dalla fusione dei basalti si staccò una parte più ricca di silice che, come panna sul latte, galleggiava sul materiale fuso sottostante, dando origine alla crosta dei continenti.
La composizione dell’atmosfera primordiale non è nota con certezza: secondo l’ipotesi più accreditata conteneva metano, ammoniaca e vapore acqueo, ma recenti teorie la vorrebbero formata soprattutto di anidride carbonica.
In quel periodo, si pensa fra 3,6 e3,5 miliardi di anni fa, nacquero le prime forme viventi: se si siano plasmate da molecole inorganiche terrestri o se siano state portate dallo spazio è ancora un mistero. Comunque sia andata, l’azione dei raggi solari sull’ossigeno prodotto da questi organismi primitivi diede origine all’ozono che formò (e forma tuttora) uno strato protettivo nell’alta atmosfera.

PROTEROZOICO


(2,5-0.54 miliardi di anni fa): Durante questo eone i continenti assumono lo spessore attuale e aumentano sensibilmente le rocce derivate dai sedimenti marini. Si ritrovano, infatti, sia rocce carbonatiche prodotte dai gusci degli organismi viventi, sia arenarie e argilliti, risultato delle sabbie e delle argille portate in mare dai fiumi.
Questo vorrebbe dire che già 2 miliardi di anni fa erano attivi i meccanismi che facevano sorgere ed erodere le montagne: era già attiva cioè, la "tettonica delle zolle". A 600 milioni di anni fa risale il primo episodio di scontro tra zolle di una certa importanza che è rimasto testimoniato in rocce africane.
Nell’atmosfera calò vertiginosamente l’anidride carbonica perché era assorbita dagli organismi viventi e si fissava nelle rocce carbonatiche, che si formavano con la loro morte. Aumentò invece la quantità di ossigeno.
Durante gli ultimi 200 milioni di anni di questo eone. gli organismi viventi erano già complessi e differenziati, come dimostrano fossili di anellidi, brachiopodi e altri molluschi ritrovati in rocce di quel periodo sulle colline di Ediacara nel sud dell’Australia. A 2,3 miliardi di anni fa risale la prima glaciazione di cui si ha testimonianza certa, forse dovuta ad una forte inclinazione dell’asse terrestre.

FANEROZOICO


(0,54 miliardi di anni fa-oggi). E l’eone che dura ancora oggi. Prende il via nel momento in cui iniziò la diversificazione della vita. Questa fase sarebbe stata innescata da una nuova pioggia di comete che portò con sé una quantità di elementi chimici organici, che forse fecero da "concime" alla vita che sonnecchiava sulla Terra. Il Fanerozoico è suddiviso a sua volta in ere. Eccole.

PALEOZOICO


250 milioni di anni fa. L’era paleozoica (della vita antica) comprende 6 periodi: Cambriano, Ordoviciano, Silunano, Devoniano, Carbonifero e Permiano.
La grande diversificazione della vita animale, chiamata da molti paleontologi il "big bang" dell’evoluzione, si verificò nei primi 60 milioni di anni di quest’era.
Nella formazione rocciosa nota come Burgess Shale, vicino a Field nella Columbia Britannica (Usa), si possono osservare fossili eccezionalmente ben conservati del periodo.
Le piante invasero le terre emerse verso la fine dell’Ordoviciano, e al termine di questo periodo vi fu la prima glaciazione paleozoica (a quell’epoca il Nord Africa era all’altezza del Polo Sud). Il raffreddamento del pianeta causò la prima delle 5 estinzioni di massa del Fanerozoico (la seconda fu nel Devoniano).
Durante il Cambriano due continenti dell’emisfero nord si scontrarono, formando una catena montuosa i cui resti si ritrovano oggi in Scandinavia, in Gran Bretagna e nella regione degli Appalachi in Nord America. Sul nuovo continente, chiamato Laurussia, si depositò un potente strato di sabbie rosse. Il Laurussia si scontrò poi con il Gondwana, l’altro grande continente di quell’era, e l’atto finale fu la formazione di un’unica grande superficie emersa, la Pangea, che durante il Carbonifero e il Permiano si trovava all’altezza del Polo Sud.
Tuttavia, la regione della ex Laurussia si spingeva sino all’Equatore, così che su di essa si svilupparono estese foreste, che diedero origine ai depositi di carbone da cui deriva il nome Carbonifero.
Il Paleozoico terminò con la peggiore estinzione di massa della storia terrestre. Il 90 per cento delle forme viventi scomparve. La causa è ignota, ma si sospetta l’impatto di oggetti extraterrestri.

MESOZOICO


(250-65 milioni di anni fa). Il Mesozoico è stato suddiviso in 3 periodi: Triassico, Giurassico e Cretaceo. L’era fu caratterizzata dallo smembramento della Pangea.
La frammentazione prese avvio da profonde fratture, chiamate rift, che si svilupparono tra Africa, Madagascar, India, Australia e tra Norvegia e Groenlandia. Fu poi la volta della spinta verso nord del promontorio africano che portò alla formazione delle Alpi.
Il Mesozoico fu l’era dei rettili, che invasero continenti, mari e aria.
Si diffusero anche i primi mammiferi e nel Giurassico gli uccelli con l’Archaeopteryx, rinvenuto nel calcare a grana finissima di Solenhofen, in Baviera. Ammoniti, brachiopodi, lamellibranchi e rudiste abbondavano nei mari, mentre tra le piante terrestri dominavano le gimnosperme (conifere) e nel Cretaceo fecero la loro comparsa le piante a fiori (angiosperme).
Un’estinzione caratterizzò la fine del Triassico (in mare sparì il 20 per cento delle famiglie animali) e un’altra la fine del Cretaceo, quando scomparvero dinosauri, ammoniti e rudiste.


CENOZOICO


(65 milioni di anni fa-oggi). Secondo l’Unione internazionale delle scienze geologiche, questa era comprende il Terziario e il Quaternario, che non sono più ere, quindi, ma periodi. Nel Terziario nascono le principali catene montuose.
Lo scontro tra India e Asia, per esempio, genera l’Himalaya, mentre nuovi rift si aprono in Africa, dando origine alla Rift VaIley, e in Europa, formando la ormai abortita fossa renana, dove oggi scorre un tratto del Reno. Le Alpi che già avevano preso forma nel Cretaceo si plasmano del tutto tra l’Eocene e il Pliocene.
Il Cenozoico è l’era dei mammiferi, ma anche i rettili, gli anfibi, gli uccelli canori e le piante che popolano oggi il pianeta fecero la loro comparsa in quell’era.
Altre estinzioni di massa, di foraminiferi nel mare e di mammiferi sulla terra, si ebbero nella seconda metà del Paleogene: la causa fu forse il raffreddamento generale del pianeta. Ma questa era è importante soprattutto per la comparsa dei primati, ai quali appartiene l’uomo.

 

 

Il quadro previsionale associato alle basi biologiche e metodi di analisi della pianta

Le basi biologiche della dendrocronologia fondano sul principio che la stagione vegetativa, cioe’ il periodo di crescita degli alberi che abitano le regioni temperate alle medie latitudini, e’ limitato alla stagione primaverile ed estiva. L’attivita’ vegetativa inizia nella tarda primavera o al piu’ tardi all’inizio dell’estate con la produzione del legno primaverile o primaticcio, le cui cellule presentano lume ampio e pareti sottili. Macroscopicamente il legno primaverile e’ la parte piu’ chiara dell’anello. La parte scura e’ il cosidetto legno tardivo o autunnale che presenta, al contrario pareti cellulare spesse e lume piu’ piccolo. Alla fine della stagione favorevole alla crescita, l’arrivo dei primi freddi autunnali causa una brusca interruzione dell’attivita’ e, nelle latifoglie, la perdita delle foglie. L’anno successivo, la nuova ripresa della crescita avverra’ con cellule primaverili causando un visibile contrasto tra i due tipi di legno, che consente di delimitare precisamente la crescita annuale. Naturalmente il principio enunciato vale per le conifere e le dicotiledoni che crescono in climi con stagione fredda, cioe’ con interruzione della crescita. Nelle monocotiledoni non e’ presente legno secondario e mancano pertanto gli anelli, mentre gli alberi che abitano le regioni a clima tropicali crescono ininterrottamente durante l’intero anno, senza presentare interruzioni. Non e’ possibile pertanto riconoscere anelli annuali; anche se talvolta in climi con stagione secca possono manifestarsi anelli non annuali in occasioni di periodi di siccita’ tali da causare pause nell’ attivita’della pianta. Nelle specie che presentano anelli annuali e’ possibile misurare lo spessore di ogni singolo anello e per ogni campione costruire delle curve in cui viene riportato l’andamento del parametro misurato su scala temporale. Attraverso un esame puramente visuale della coincidenza tra curve di campioni diversi si procede alla datazione. Questo principio sta alla base di questa disciplina ed e’ noto con il termine inglese di "cross-dating": La traduzione italiana "datazione incrociata" e’ poco usata anche se chiarisce l’operazione: essa consiste nello stabilire concordanze tra le ampiezze anulari ricavate da diversi campioni allo scopo di collocare precisamente nel tempo ciascun anello annuale della pianta . In questo modo e’ possibile determinare la data di un campione morto od abbattuto in un determinato anno, scoprire possibili errori introdotti durante misurazione e soprattutto individuare con precisione falsi anelli e anelli mancanti. Questi possono essere definiti "errori" della pianta: talvolta dei freddi primaverili possono provocare una produzione precoce di cellule di legno tardivo che successivamente, con la ripresa di un clima piu’ favorevole, lasciano spazio a una ulteriore formazione di cellule di legno primaverile. Cio’ causa delle oscillazioni intrannuali nella densita’ del legno, le quali spesso non sono assolutamente distinguibili da normali anelli annuali. Al contrario l’anello di un determinato anno puo’ venir omesso se la stagione vegetativa e’ troppo breve oppure in caso che sopravvengano condizioni non favorevoli alla crescita della pianta. . Entrambe queste situazioni possono venir riconosciute e corrette solamente tramite "cross-dating" di curve di differenti alberi (Stokes, Smiley, 1968). Si deve inoltre tener presente che non sempre e’ possibile avere a disposizione l’intera sezione trasversale dell’ albero, poiche’ non e’ sempre possibile e nemmeno necessario abbattere l’albero. Frequentemente quindi si lavora con delle carotine del diametro di 5 mm prelevate lungo un raggio del tronco. Questi campioni prelevati tramite un succhiello detto di Pressler consentono di esaminare la crescita di un albero senza arrecargli dei danni, il foro infatti viene generalmente cicatrizzato dalla crescita dell’albero stesso nel giro di un anno. E’ necessario ricordare inoltre che l’unica parte vivente del tronco e’ il sottile strato di cellule denominato cambio che sta tra la corteccia e il legno e che e’ anche il responsabile della crescita diametrale dell’albero stesso. Generalmente al termine della fase di controllo e di datazione si procede alla costruzione di una cronologia cioe’ al calcolo di una media dei valori misurati in un certo numero (generalmente il minimo e’ 12) di piante provenienti da un sito che si vuole esaminare. E’ possibile inserire nella media campioni provenienti da piante morte o da edifici in legno o tronchi rinvenuti in sedimenti (cosidetti sub-fossili) allo scopo di allungare nel tempo la cronologia. La costruzione di cronologie e’ la base per ogni tipo di studio dendrocronologico, sia che si voglia esaminare il clima di una zona, sia che si vogliano datare antichi manufatti, sia che si desiderino avere semplici informazioni sulla crescita degli alberi di una foresta. Naturalmente il lavoro svolto da altri ricercatori e’ una tesoro inestimabile e grazie alle moderne tecniche informatiche e’ stata creata negli Stati Uniti una banca-dati con libero accesso (International Tree-Ring Data-Bank) dove e’ possibile ottenere cronologie di siti in tutti i cinque continenti, allo scopo di effettuare nuove ricerche o semplicemente nuove datazioni.

METODI DI STUDIO

Oltre alla stima delle età, a cosa può servire la dendro-cronologia
La pianta si comporta come una “scatola nera” che registra le condizioni esterne e ci permette di ricostruire eventi accaduti anche in tempi molto remoti e di cui si è persa la memoria. Per tale motivo la dendrocronologia non si limita alla sola datazione in ambito archeologico, in architettura e per i beni artistici, ma viene utilizzata anche nelle indagini climatiche per mezzo della dendroclimatologia che studia l'influenza sull'accrescimento della pianta di vento, pioggia, siccità, temperatura, grandine, gelate, nevicate. È utile inoltre nell'indagine di eventi traumatici quali gli incendi, l'attività vulcanica, i terremoti, le alluvioni, le frane, le valanghe, le malattie dovute al parassitismo di insetti, funghi o altre piante. Di grande attualità è lo studio dell'impatto sull'ambiente dovuto alle attività umane. L'insieme di tali ambiti è chiamato dendro -ecologia.
La tecnica che aiuta a capire come si sono modificate nel tempo le distese glaciali?
Una branca della dendrocronologia è la dendro -glaciologia che si occupa dello studio dei movimenti dei ghiacciai a partire dall'analisi degli accrescimenti delle piante. Quando un ghiacciaio avanza può seppellire e uccidere le piante che incontra oppure, se le tocca in modo non letale, ne modifica lo sviluppo del legno; gli alberi perciò “registrano” l'anno in cui è avvenuto il contatto coi ghiacci. Anche il ritiro della lingua glaciale, così come il limite massimo di avanzamento della stessa, possono essere “memorizzati” dagli anelli di accrescimento delle piante e, in collaborazione con le altre discipline dendro-ecologiche, ci possono fornire una mappa spaziale e temporale precisa dell'andamento climatico e dei sui effetti sull'ambiente in prossimità delle nevi perenni.
In che modo è possibile stimare l'andamento climatico, in base allo studio degli anelli degli alberi?
Nelle regioni a clima fresco e temperato gli alberi producono un anello di legno nuovo ogni anno e la crescita arborea è più rapida in primavera che in estate o in autunno e cessa durante l'inverno. A una primavera/estate umida corrisponde un anello particolarmente ampio e a un periodo vegetativo segnato da un clima secco corrisponde un anello stretto. Confrontando le serie degli anelli di alberi cresciuti in epoche differenti è possibile ricostruire l'andamento del clima su intervalli di tempo molto superiori alla vita del singolo albero. Il confronto tra i dati dendrocronologici ricavati da diversi siti ha permesso agli studiosi di conoscere l'andamento climatico su vaste regioni terrestri per tutto il periodo che va dal termine dell'ultima glaciazione (circa 10mila anni fa) a oggi.

L’analisi dei campioni puo’ avvenire a diversi livelli. E’ possibile effettuare datazioni senza misurare gli anelli: tramite "skeleton-plot". Questo e’ un metodo visuale e soggettivo che consente di riconoscere anelli caratteristici. Anelli cioe’ che manifestano peculiarita’ in un determinato carattere preso in esame: anche in questo caso generalmente si lavora con lo spessore degli anelli ma e’ possibile effettuare skeleton-plot osservando lo spessore del legno tardivo, la presenza di canali resiniferi, di legno di compressione, di oscillazioni nella densita’ o di qualunque altra particolarita’ anatomica del legno. Gli anelli che presentano peculiarita’ osservabili vengono riportati su una scala temporale con dei semplici tratti di matita verticali, l’osservazione incrociata di grafici provenienti da diversi campioni, come gia’ per le curve, permette la datazione e il riconoscimento di eventuali errori. Anche se una discreta standardizzazione della procedura consente di confrontare con successo grafici prodotti da diverse persone, i risultati di questa tecnica restano comunque largamente soggettivi . Il metodo comunemente piu’ usato, in quanto offre i risultati migliori con impiego di mezzi relativamente economici, e’ la misurazione dello spessore degli anelli. La misura viene effettuata osservando il campione con un microscopio posto sopra ad un carrello con vite micrometrica a sua volta collegata con un apparecchio tarato per la registrazione dei valori. Diversi altri metodi di indagine sono recentemente nati, favoriti dalle innovazioni tecnologiche. Molto usata negli ultimi tempi e’ l’ analisi delle immagini attraverso l’osservazioni di foto digitalizzate mediante computer, vengono misurati diversi parametri del legno quale spessori degli anelli, del legno primaverile, del legno tardivo, densita’ media del legno, densita’ minima del legno primaverile e densita’ massima del legno tardivo ed e’ inoltre possibile procedere alla misura della larghezza delle singole cellule costruendo cosi’ i cosidetti tracheidogrammi.

Gli anelli degli alberi sono anche indicatori molto sensibile di eruzioni vulcaniche e dei cambiamenti climatici ed atmosferici da esse generati. Un esempio e’ fornito dai cosidetti "light rings", anelli con densita’ e spessore del legno tardivo anormalmente basse, che sono stati associati con eventi eruttivi a scala globale . Un caso facilmente osservabile e’ l’anello del 1912 che sulle Alpi si presenta spesso ridotto nel legno tardivo e che e’ associato con l’eruzione del vulcano Katmai, avvenuta il 6 giugno 1912 nelle Isole Aleutine in Alaska, che proiettando tonnellate di cenere nell’atmosfera terrrestre avrebbe ridotto la radiazione solare in tutto l’emisfero nord . La dendrocronologia trova ormai largo impiego nelle scienze ambientali: soprattutto con la dendroclimatologia si cerca di fornire attraverso l’analisi degli anelli degli alberi un contributo allo studio molto generale ed interdisciplinare dei cambiamenti climatici. L’ anatomia del legno e la dendrocronologia, spesso accoppiate con analisi dendrochimiche si sono rivelate utili per ricostruire temporalmente l’impatto dell’inquinanti e per valutare l’intensita’ dei possibili danni causati dai pollutanti atmosferici.

Cambiamenti climatici ed Entomologia

Gli effetti dei cambiamenti climatici di origine antropica sono ora a farsi sentire in tutti gli ecosistemi terrestri. Il gruppo mira a fornire un forum per la discussione degli studi sulle conseguenze di questo fenomeno su tutti gli aspetti della biologia degli insetti ed ecologia. questioni relative alle importazioni includono la creazione di condizioni che possono portare alla penetrazione di specie invasive, cambiamenti nelle distribuzioni di insetti e la perdita di habitat. Variazioni phenologies possono avere un impatto diffuso come occorrenza di un insetto dato diventa asincrono con pianta ospite o un sito di riproduzione. Allo stesso modo, i parassiti delle colture e il complesso di parassitoidi, predatori e patogeni che regolano le loro popolazioni non possono essere sempre co-accadere, che portano a perturbazioni in lotta biologica. Per alcune specie, come il pianeta si riscalda ci sarà semplicemente un posto dove andare e chiama estinzione. Il gruppo accoglie con favore i contributi di tutti gli aspetti del problema, dalla conservazione degli insetti al controllo dei parassiti, e ha tenuto la sua prima riunione presso il Central Science Laboratory, nell'autunno del 2008.

Durante la ricerca vari scienziati hanno notato che il cambiamento climatico e la distruzione dell'habitat sono stati collegati a cali globale della biodiversità vertebrati, compresi i mammiferi, anfibi, uccelli e pesci. Tuttavia, invertebrati costituiscono la stragrande maggioranza dei globale ricchezza di specie, e gli effetti combinati dei cambiamenti climatici e uso del suolo su invertebrati sono ancora limitate.

Hanno scritto che la ricchezza di specie è diminuita alla metà dei siti, con le riduzioni più grave alla quote più basse, dove la distruzione dell'habitat è maggiore. Altitudini più elevate, abbiamo osservato chiaro sposta verso l'alto negli intervalli di specie, in coerenza con l'influenza del riscaldamento globale. Presi insieme, questi dati a lungo termine evidenziare gli effetti negativi di interagire cambiamenti indotti dall'uomo sia sul clima e l'habitat per le specie farfalla in California.

Inoltre, il declino di ruderali, specie perturbazione associata indica che la tradizionale attenzione degli sforzi di conservazione sulle specie più dispersivo e meno specializzato dovrebbe essere ampliato per includere faune tutta per la stima e previsione degli effetti dei fattori di stress pervasivo.

Studiando le varie fasi del rapporto dei fattori climatici per gli insetti. Ha stabilito che il fattore climatico dominante era la temperatura, modificato in misura limitata dalla presenza di umidità atmosferica. temperatura costante, ha mostrato, è stato un effetto molto più potente di temperatura variabile. In effetti, il fattore temperatura era così dominante che ha trovato è stato possibile il tempo di spruzzatura sul corpo sulla base della sola temperatura.

Molto tempo fà mentre studiava il danno dei curculioni(un tipo di coleotteri) fagiolo per i fagioli in deposito, si è constatato che, quando l'umidità atmosferica è svolto presso il 30 per cento o al di sotto, il tonchi sono stati distrutti e le fave protetta. Si è sviluppato, tuttavia, che il materiale utilizzato per la produzione di bassa umidità atmosferica, anche igroscopico o no, è efficace nel prevenire l'insetto di penetrare i fagioli. Questo ha portato allo studio di materiali solidi finemente suddivisi come barriere alla penetrazione delle sementi e grano da insetti. Semi e cereali in deposito, si è constatato, possono essere protetti con una piccola quantità di solido finemente suddiviso, come un argilla colloidale. Mentre gli studi degli effetti delle temperature costanti e variabili per lo sviluppo di insetti parassiti e larve di zanzara continuato, maggiore attenzione è stata posta sulla esplorazione del campo di energia raggiante come un mezzo pratico per il controllo degli insetti. L'uso di campi elettrostatici frequenza radio per distruggere gli insetti, una vasta gamma di combinazioni di tensione e frequenza sono stati impiegati nella ricerca di riscaldamento differenziale tra tessuti degli insetti e le piante o altri materiali con cui sono stati associati gli insetti. Nel range tra uno e cinquanta milioni di cicli al secondo, nessun effetto differenziale pratico è stato osservato in gran parte a causa della geometria complessa e modello dielettrico dei media e la presenza di umidità apprezzabile. Tra il 1932 e il 1938, quando questa fase del lavoro è stato interrotto, come diverse combinazioni di associazioni come il giapponese larve di insetto coleottero in gomitoli terreno di vivaio sempreverde, scarafaggi e larve di sigarette di tabacco in colli, e insetti di prodotti immagazzinati in grano e cereali sono stati confezionati trattati. Le limitazioni di attrezzature allora disponibili, indagini impedito di ultra-alta dello spettro delle onde radio di frequenze dove l'energia di assorbimento selettivo fenomeni avevano maggiori probabilità di verificarsi. Nella maggior parte dei casi, i costi di generare temperature letali in infestata prodotti immagazzinati con questo metodo erano troppo alti economicamente, e il pericolo di danneggiare le piante che vivono troppo grande per rendere la procedura pratica. Indagini sulle risposte di visibile, ultravioletto e infra-rosso leggero seguito lo sviluppo di trappole luminose per le zanzare, tarme e altri insetti notturni. Poiché le applicazioni pratiche a quel tempo erano un obiettivo importante, le applicazioni note del manifesto energia radiante nella produzione di effetti termici sono stati sottoposti a revisione e di miglioramento tentato. Ciò ha comportato uno studio delle procedure per il riscaldamento di prodotti immagazzinati e tessuti con il minimo danno alla qualità di tali materiali. Dopo un periodo di esplorazione di vari fenomeni elettrici in cui possono incidere insetti nel terreno e nelle piante e conservazione di prodotti immagazzinati, che non ha prodotto risultati notevoli pratiche, questi studi sono stati terminati nel 1939. Indagini l'effetto della temperatura sullo sviluppo insetti sono stati continuati fino 1943, quando varie esplorazioni lungo queste linee sono state condotte nell'ambito del più vasto campo ecologico.

Ornitologia e climatologia

I cambiamenti climatici oltre a modificare il tempo e l'ambiente in cui viviamo ha fortemente cambiato le abitudini di molte specie animali. In particolar modo quelle degli uccelli acquatici, che incentivati da temperature sempre più elevate ed acque sempre meno fredde hanno rimandato le loro migrazioni invernali, preferendo rimanere nei posti in cui si trovano. E' quanto emerge da un recente studio effettuato dall'Università di Helsinki, nel quale si evince come oche, anatre selvatiche e cigni in passato abituati a lasciare in autunno i paesi freddi come la Finlandia, per affrontare l'inverno nelle aree umide dell'Europa del Nord, cambiano le loro abitudini.   Analizzando le migrazioni di diverse specie di uccelli acquatici si è scoperto che esse avvengono molto in ritardo, per la precisione un mese dopo rispetto a 30 anni fa. Dallo studio si evince inoltre che ben 6 specie su 15 hanno posticipato il viaggio, fra cui appunto l'oca e l'anatra selvatica. Tra le cause principali un fattori rilevante è l'aumento della temperatura delle acque con conseguente aumento del cibo a disposizione dei volatili. Un fenomeno che ha così svuotato i laghi del Regno Unito, sempre meno raggiunti dai volatili scandinavi.

DISEGNO FATTO DA SERENA SCULATTI (2011)

DENDROGEOMORFOLOGIA

La dendrogeomorfologia esamina alcuni processi quali i movimenti di versante. Le piante viventi sui corpi di frana mostrano tronchi con curvature semplici o complesse  e si comportano come inclinometri naturali che registrano in stress di accrescimento le informazioni relative al movimento/i del dissesto, indicandone la storia dei movimenti avvenuti in passato. Gli stress di crescita sono correlati con i dati meteorologici o sismici ed antropici responsabili dell’innesco del dissesto e/o delle fasi di riattivazione. Altri esempi di applicazione dendrogeomorfologici sono quelli finalizzati allo studio delle erosioni costiere, sia marine sia lacustri ed alle dinamiche eoliche con la ricostruzione dei movimenti dunari

 

DENDROSIMOLOGIA

La dendrosismologia è l’applicazione alla tettonica intesa principalmente come datazione di faglie attive oltre alla ricostruzione di fenomeni di innalzamento o subsidenza, datazione di tsunami, ecc.

 

DENDROIDROLOGIA La dendroidrologia è l’applicazione allo studio della dinamica fluviale, particolarmente utile per la ricostruzione e la datazione degli eventi alluvionali avvenuti in aree prive di documentazione storica. Questa viene eseguita esaminando sia gli stress subiti dalle piante; alberi con cicatrici), sia l’età delle piante coeve che hanno colonizzato i depositi alluvionali. L’eta delle radici avventizie permette di datare i diversi strati di deposizione alluvionale.

DENDROGLACIOLOGIA

La dendroglaciologia è l’applicazione allo studio della dinamica dei fronti glaciali, sia nelle fasi di avanzamento sia nelle fasi di ritiro, con la ricolonizzazione vegetale dei depositi morenici e delle valli glaciali .

  

 DENDROVULCANOLOGIA

La dendrovulcanologia è l’applicazione allo studio delle eruzioni vulcaniche sia effusive sia esplosive. Gli effetti delle eruzioni sulle piante possono essere distruttive o favorevoli alla crescita; in altri casi la caduta di ceneri sulle chiome degli alberi provoca le riduzioni di crescita che durano alcuni anni. Nel caso di datazione di colate laviche, queste possono essere effettuate tramite le piante che vivono al margine delle colate stesse.

 DENDROECOLOGIA 

Nel settore dendroecologico rientrano studi relativi agli incendi boschivi, alla datazione e distribuzione areale delle valanghe, all’impatto della fauna nei boschi, all’impatto degli insetti dei funghi e di altre malattie sulle foreste, agli effetti della diffusione di elementi inquinamenti .

 DENDROCLIMATOLOGIA

La dendroclimatologia si basa sulla individuazione dei principali parametri climatici che influenzano l’accrescimento delle piante nei vari contesti climatici (precipitazioni in zone aride, temperature in zone fredde). Uno degli scopi della dendroclimatologia è quello di definire i parametri meteorologici che influenzano maggiormente la crescita delle piante in un determinato sito, mediante le cosiddette funzioni di risposta Le curve dendrocronologiche sono state utilizzate per la ricostruzione di eventi di siccità recenti e passati su lunghi intervalli di tempo.

 DENDROARCHEOLOGIA 

La dendroarcheologia è un metodo che permette di determinare con precisione il momento in cui delle piante sono state tagliate, trasportate ed utilizzate per la costruzione di manufatti in diversi periodi storici campionamenti delle travi di antichi edifici sono effettuati con speciali carotieri. La dendrocronologia associata in alcuni casi alle datazioni con il carbonio radioattivo ha permesso di ricostruire la storia di insediamenti antropici molto antichi con la ricostruzione in dettaglio della costruzione delle singole abitazioni. Questo metodo è stato utilizzato anche per la datazione di importanti edifici storici .

 

 

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