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  CONTATTI

NOTE LEGALI

PREVISIONI METEO DEL SERVIZIO METEOROLOGICO LOCALE
AGROMETEOROLOGIA
L'Agrometeorologia è la scienza che studia le interazioni dei fattori meteorologici ed idrologici con l'ecosistema agricolo-forestale e con l'agricoltura, intesa nel suo senso più ampio

E’ noto che gli effetti negativi delle infestanti nei confronti della vite sono maggiori nel corso dei primi anni dell’impianto del vigneto. In questa fase le radici delle barbatelle sono deboli e poco sviluppate, inoltre si trovano esclusivamente nello strato più superficiale del suolo, ove l’evaporazione dell’acqua è maggiore, così come è elevata la competizione con le radici di eventuali infestanti. L’eccessiva presenza di erba o uno stress idrico, anche se di breve durata, possono compromettere seriamente il buon esito dell’impianto, con elevata percentuale di fallanze e perdita di vigore delle barbatelle superstiti, fino al ritardo, di uno o più anni, dell’entrata in piena produzione del vigneto. Per tali motivi è fondamentale avere la massima cura nei confronti delle barbatelle soprattutto nei primi tre anni dell’impianto: il diserbo, sia meccanico (lavorazioni superficiali) sia chimico, risulta indispensabile almeno lungo il filare.
L’eliminazione dell’erba con lavorazioni superficiali è di gran lunga la tecnica più utilizzata nelle nostre zone durante i primi anni dell’impianto; vengono prodotte numerose attrezzature  più o meno costose e più o meno efficaci per attuare questa operazione lungo il filare senza danneggiare le barbatelle. In questo articolo ci occuperemo esclusivamente del diserbo chimico, operazione meno costosa rispetto al diserbo meccanico, ma che richiede maggiore professionalità ed attenzione.
Conoscere i prodotti a disposizione, i loro meccanismi biochimici e fisiologici alla base della tossicità nei confronti delle piante, le loro modalità di assorbimento e traslocazione è importante per sfruttare a pieno le potenzialità di queste molecole riducendo al minimo i rischi di danno e insuccesso.

I prodotti per il diserbo del vigneto si dividono in due grandi gruppi:

- erbicidi ad azione preventiva
- erbicidi ad azione fogliare
Gli erbicidi ad azione preventiva, più conosciuti come residuali, vengono irrorati quasi esclusivamente sul terreno nudo. La loro attività si manifesta sia con azione antigerminello (cioè impediscono il germogliamento dei semi delle infestanti) sia per assorbimento radicale; la loro applicazione avviene prima della nascita delle infestanti o nei primi stadi di sviluppo. Una buona gestione dei prodotti residuali consente di semplificare la lotta complementare alle infestanti, riducendo sensibilmente il numero degli interventi successivi, sia meccanici sia chimici. La selettività dei prodotti residuali è di tipo stratigrafico, cioè questi restano a lungo nei primi centimetri di terreno, inattivando le infestanti che hanno radici superficiali, senza danneggiare le viti che hanno radici più in profondità. Occorre quindi valutare bene la dose e l’epoca di utilizzo in relazione alle caratteristiche del terreno (su suoli molto ricchi di sabbia i pericoli di tossicità sulle viti sono più elevati) e alle condizioni climatiche, con riferimento all’andamento della piovosità. Per consentire una buona efficacia di tali prodotti è necessario che il terreno sia umido, ma piogge abbondanti e impreviste possono far migrare l’erbicida negli strati più profondi con rischi per le giovani viti: si tratta di diserbanti da impiegare con elevata professionalità ed attenzione, soprattutto sui nuovi impianti. I principali erbicidi ad azione residuale utilizzabili nei vigneti giovani sono trifluralinisoxabenoxifluorfenpropizamideoxadiazon e simazina. L’efficacia di queste molecole si protrae per diversi mesi dopo l’intervento ma il loro spettro d’azione nei confronti delle infestanti risulta incompleto; per tale motivo vengono spesso utilizzate miscele tra diversi principi attivi. Negli ultimi anni, a causa della maggiore sensibilità alle tematiche ambientali e delle crescenti limitazioni di impiego (tecniche colturali eco-compatibili e non solo), il loro utilizzo è andato progressivamente diminuendo.


Gli erbicidi ad azione fogliare vengono irrorati sulle infestanti già sviluppate; in base alle modalità di assorbimento si suddividono in prodotti di contatto e sistemici. Gli erbicidi fogliari a prevalente azione di contatto sono rappresentati da paraquat,diquatglufosinate ammonio, mentre tra quelli sistemici vi sono glifosate ed i graminicidi specifici fluazifop-p-butile e ciclossidim; poiché solo questi ultimi risultano selettivi nei confronti della vite, per tutti gli altri erbicidi ad azione fogliare si deve evitare il contatto con le parti verdi della coltura che, in caso contrario, può subire gravi danni. Al contrario degli erbicidi residuali, quelli ad azione fogliare agiscono piuttosto rapidamente sulle infestanti presenti (da poche ore ad alcuni giorni a seconda del prodotto e delle infestanti) ma non assicurano alcun controllo sulle infestanti che si sviluppano successivamente al trattamento. 

Erbicidi ad azione residuale: 
 Agisce verso numerose infestanti annuali tra cui le graminacee più sensibili e alcune dicotiledoni, ma è poco efficace su crucifere, composite e solanacee; per ovviare a tale carenza può essere miscelato con oxifluorfen. Grazie alla sua selettività nei confronti della vite viene spesso utilizzato nei nuovi impianti. È un prodotto fotolabile pertanto se applicato a fine inverno primavera si deve effettuare un leggero interramento mediante lavorazione superficiale o irrigazione; per interventi autunno-invernali tale operazione può essere evitata.

OPERAZIONE da eseguire
1) In estate-autunno prima dell’impianto: Preparazione del terreno: scasso, drenaggio, aratura, erpicatura, livellamento, ecc.
2) Poco prima dell’impianto: Eventuale utilizzo di glifosate in caso di crescita di infestanti prima della messa a dimora delle barbatelle, se trascorre troppo tempo tra affinamento del terreno ed impianto.
3) In autunno oppure fine inverno-inizio primavera: Messa a dimora delle barbatelle, a mano oppure a macchina
4) Dopo l’impianto, in previsione di piogge: Impiego di isoxaben al 45,5% (Gallery) lungo la fila, su terreno privo di infestanti alla dose di 0,75-1,25/ha; in caso di assenza di precipitazioni il diserbo deve essere attivato da una leggera irrigazione.
5) Nell’estate del 1° anno di impianto: Esaurita l’azione dell’isoxaben si può intervenire con una fresatura vicino alla fila ed una rifinitura con zappatura manuale attorno alle barbatelle oppure con glufosinate ammonio (4-8 l/ha), utilizzando ugelli a ventaglio ed opportune schermature per non bagnare le viti (intervento meno costoso ma estremamente delicato).
6) In inverno, prima del 2° germogliamento: Utilizzo della miscela glifosate + oxifluorfen alle dosi/ettaro di 1,5-2 l + 0,3-0,5 l, considerando formulati al 30,4% di glifosate e 22,9% di oxifluorfen. Tale miscela è preferibile all’impiego del solo glifosate in quanto risulta più prolungata l’azione nei confronti delle infestanti
7) In primavera-estate dal 2° anno in poi: Valgono le indicazioni date al punto 5, con la differenza che la vite, se ben sviluppata il 1° anno, dovrebbe avere una vegetazione separata da quella delle infestanti, rendendo più agevole l’intervento chimico.

FOGLIA DI VITE INFESTATA DA ACARI Gli acari eriofidi attaccano esclusivamente la vite, interferendo, pur in maniera limitata e poco dannosa, sull’attività fotosintetica della pianta, senza tuttavia comprometterne la produzione.
Calepitrimerus vitis provoca la malattia detta “acariosi”: sulle foglie compaiono piccole tacche clorotiche; i germogli hanno sviluppo stentato e la pianta assume portamento cespuglioso, con internodi raccorciati ed irregolari.

FITOPALOGIA

La fitopatologia è lo studio delle malattie delle piante. In fitopatologia, con malattia si intende una manifestazione o un’alterazione che comporta un danno di tipo economico (ad esempio i tulipani che accusano variegatura di colore è malattia, ma non è riconosciuta tale perché non comporta un danno di tipo economico). Il soggetto dell’indagine fitopatologia è la pianta. Tutte le avversità degli organismi vegetali vengono genericamente chiamate fitopatie. Le fitopatie inoltre si possono classificare anche in: Malattie non infettive Malattie infettive Le malattie non infettive o non parassitarie sono anche dette fisiopatie, e sono causate da cause naturali, gli agenti eziologici sono: 1 condizioni climatiche avverse, o elementi del clima  in quantità non adatte (temperatura, luce, umidità); 2. condizioni nutrizionali sfavorevoli; 3. alterato rapporto dei gas atmosferici; 4. traumi dovuti a fattori meccanici, dovute ad eventi atmosferici (grandine, forte vento, ecc…) 

 

L'ape operaia a lavoro

IL PROGETTO

l’ecofisiologia
la fenologia
la crescita delle piante e la qualità e quantità della produzione
la fitopatologia
l’entomologia
le condizioni di benessere degli allevamenti
la fisica del terreno e l’idrologia
la micrometeorologia
la modellistica di simulazione e previsione
il telerilevamento
la pianificazione territoriale;
i sistemi informativi geografici e le tecniche di spazializzazione
la strumentazione di misura di grandezze fisiche e biologiche
le tecniche di validazione di dati, l’agroclimatologia
la divulgazione in agricoltura
i servizi di supporto per gli operatori agricoli.

La durata di bagnatura fogliare rappresenta un elemento chiave nell’insorgenza e nello sviluppo dei processi infettivi di molte patologie ed è per questo utilizzata come variabile guida in numerosi modelli epidemiologici. La sua misura presenta però numerosi problemi legati all’impossibilità di definirla con precisione da un punto di vista fisico. La DBF, infatti, non è una variabile agrometeorologica vera e propria, ma il risultato di complesse interazioni tra le caratteristiche fisiche delle superfici vegetali, le variabili agrometeorologiche e il microclima specifico della coltura. Anche se non priva di difficoltà, una sua accurata e tempestiva determinazione può fornire informazioni molto utili in fase di gestione e protezione delle colture. Per una migliore comprensione del fenomeno e della sua variabilità spazio-temporale sono stati condotti numerosi studi. Tali ricerche hanno visto l’impiego congiunto di diversi sensori, l’utilizzo di modelli agrometeorologici di simulazione basati sul bilancio energetico della foglia, l’applicazione di diverse tipologie di reti neurali e l’osservazione diretta in campo.

L’Agrometeorologia si occupa dello studio delle interazioni tra fattori fisici-ambientali e agricoltura nella sua accezione più ampia (orticoltura, selvicoltura, allevamento, ecc.);il campo di osservazione e di indagine si estende allora dallo strato di terreno occupato dalle radici, allo strato d’aria nel quale vivono piante e animali.

In Agrometeorologia bisogna fornire un valido ausilio per la gestione dei trattamenti agronomici, antiparassitari e anticrittogamici, attraverso l'informazione sul probabile verificarsi di condizioni meteo avverse o sulla probabile insorgenza di malattie o di attacchi da parte di insetti.

I vantaggi di una simile informazione per l'impresa agricola sono:
Risparmio in termini di lavoro;
Risparmio in termini economici
Benefici per l'ambiente
Benefici per la qualità del prodotto.

Tramite l'elaborazione dei dati agrometeo è infatti possibile:
Capire l'andamento della stagione vegetativa e programmare le lavorazioni;
Programmare i trattamenti fitosanitari in modo efficiente affinché siano efficaci.

Obiettivo dei servizi Assistenza alle imprese agricole per la gestione delle lavorazioni agricole e dei trattamenti antiparassitari ed anticrittogamici attraverso la diffusione di un Bollettino Agrometeorologico. Descrizione di massima delle fasi di erogazione dei servizi Il Servizio si articola nelle seguenti attività:
Acquisizione dati agrometeo dalle stazioni a terra - Acquisizione previsione meteo
Validazione dati - Elaborazione dati
Redazione di un bollettino.

SCHEMA STOMI

STOMI

Presenti in tutti  i vegetali
Sono il luogo di contatto/scambio tra pianta e atmosfera
Si APRONO/CHIUDONO al variare delle condizioni meteo
Possono esssere  sulla sola pagina inferiore della foglia:
IPOSTOMATICHE
-su entrambe le pagine:
AMFISTOMATICHE

Dimensioni medie degli stomi: 10 -50 μm

adaxiale

Funzionamento degli stomi

Aumento di potenziale idrico nelle cellule di guardia aumento del turgore delle cellule apertura dello stom

Diminuzione del potenziale idrico delle cellule chiusura dello stoma

Lo scambio di acqua avviene con le cellule circostanti (compagne) ed è correlato alle variazioni del potenziale osmotico (concentrazione di soluti nel succo cellulare)
Variabili ambientali che influenzano l’apertura degli STOMI ciclo luce/buio concentrazione CO2 temperatura dell’aria umidità dell’aria (vento/turbolenza) stress idrico età della foglia Resistenza stomatica  Conducibilità stomatica
Risposta della pianta alla variazione di concentrazione di CO2 nello spazio intercellulare
Gli stomi si aprono per concentrazioni DECRESCENTI di CO2nella cavità sottostomatica
Si ha risposta anche in assenza di luce, ovvero sia che la pianta stia fotosintetizzando che no
La sensibilità alla risposta dipende sia dalle specie che dalle condizioni ambientali Risposta alla variazione di CO2

Risposta allo stress idrico

Chiusura degli stomi
riapertura dopo la fine dello stress
relazione con la disponibilità idrica del terreno
stress successivi hanno tempi di recupero più lunghi•Innanzitutto si ha adattamentoagli ambienti siccitosi (xeroficità)•strategie di fuga: dormienza, ciclo breve•strategie di resistenza: gestione risorse, risparmio

Risposta allo stress idrico

ALTRI MEZZI DI CONTROLLO DELLA QUANTITÀ
DI ACQUA TRASPIRATA:
variazione della radiazione
intercettata dalle foglie -variazione dell’orientamento
-arrotolamento     -senescenza

 

Infestanti nei frutteti


Malattie previste:
4 Apple Scab Models (Ascospore Maturity, Modified Mills Table & Revised Mills Table, A-Scab)
3 Fire Blight Models (CougarBlight, Maryblyt, Billings Integrated System)
2 Sooty Blotch & Flyspeck Models (Brown & Sutton, Cool Climate)
Powdery Mildew of Apple
Brown Spot of Pear
Cedar Apple Rust
Black Rot of Apple (Leaf & Fruit)
Phenology Model of Apple Tree

 

Insetti e  Acari previsti:


Apple Maggot
Codling Moth
European Red Mite
Fruittree Leafroller
Green Apple Aphid
Japanese Beetle
Light Brown Apple Moth
Lygus Bug
Mediterranean Fruit Fly
Obliquebanded Leafroller
Omnivorous Leafroller
Orange Tortrix
Oriental Fruit Moth
Pacific Spider Mite
Pandemis Leafroller
Potato Leafhopper
Redbanded Leafroller
San Jose Scale
Spotted Tentiform Leafminer
Tufted Apple Bud Moth
Twospotted Spider Mite
White Apple Leafhopper

 

L'impatto del cambiamento climatico

Gli studi sull’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi agricoli e naturali sono stati condotti utilizzando approcci che vanno dall’esame delle serie storiche dei vari parametri meteorologici, allo studio sperimentale dell’impatto dell’incremento della CO2 sulla fisiologia delle piante, fino all’impiego di metodologie integrate (dati sperimentali, modelli, immagini da satellite, scenari climatici futuri) per una valutazione completa delle conseguenze di queste variazioni e per l’individuazione delle principali strategie di adattamento e mitigazione. Tali ricerche sono state condotte nell’ambito di vari progetti: MICE-EU, CHIP-EU, MIUR-PRIN.

Sono stati adottati una serie di modelli di simulazione per la valutazione dell’impatto delle variazioni climatiche sull’areale di coltivazione, sulla durata del ciclo di crescita e sulle annesse pratiche agronomiche (concimazioni, lavorazioni, raccolta, ecc.) di alcune specie di interesse mediterraneo (es. frumento, girasole, ecc.). Inoltre sono state valutate le strategie di adattamento e mitigazione a tali impatti.

L’impiego combinato delle informazioni fornite dagli esperimenti e dai modelli di simulazione prescelti ha permesso di condurre delle indagini complete sull’impatto dei cambiamenti climatici sulle suddette colture sia a livello locale che territoriale (regionale, nazionale e continentale)

Il clima e le sue caratteristiche

Le variabili agrometeorologiche hanno una notevole influenza sulle risposte vegeto-produttive della colture e sulla qualità del prodotto finale, sia in termini qualitativi che quantitativi. L’efficacia delle concimazioni e delle lavorazioni, le tecniche di potatura e difesa, e in generale tutta la gestione colturale, risultano strettamente legati alle condizioni meteorologiche. La conoscenza delle caratteristiche climatiche dei territori rappresenta quindi un valido criterio per supportare le scelte necessarie alla riuscita dell’attività produttiva. L’elevata variabilità spaziale degli elementi climatici fa si che le caratteristiche che sussistono su diversi appezzamenti posti anche a brevi distanze, siano spesso molto diverse.

Tale variabilità, inoltre, aumenta quando l’ambiente considerato presenta una complessa geomorfologia. In questo contesto la densità e la distribuzione delle stazioni di misura risultano fondamentali per rilevare correttamente le caratteristiche climatiche che sussistono nell’area indagata. Se l’analisi è sufficientemente dettagliata da mettere in risalto le peculiari caratteristiche dei singoli appezzamenti o versanti, i risultati ottenibili saranno facilmente impiegabili dalle aziende agricole.

É per questi motivi che negli ultimi anni il settore agricolo ha avvertito con sempre maggiore evidenza la necessità di avere a disposizione dettagliate informazioni di carattere meteorologico e climatologico. Per soddisfare questa esigenza in una fattoria, sita nelle colline a Sud di Firenze, è stato condotto uno studio decennale, tuttora in corso, finalizzato alla caratterizzazione agroclimatica del territorio e alla definizione delle relazioni intercorrenti fra le condizioni ambientali e le risposte della vite (Vitis vinifera) nelle aree aziendali. I risultati sono stati utilizzati per individuare la vocazionalità dei diversi territori in modo da poter ottimizzare le interazioni tra vitigno ed ambiente attraverso corrette scelte gestionali.

Il cambiamento del clima

L’aumento dei gas serra nell’atmosfera sta causando un innalzamento della temperatura media terrestre che può portare a grandi cambiamenti negli eventi atmosferici e nella distribuzione della vegetazione. Per l’area Mediterranea, i segnali dei cambiamenti climatici in atto sono molti, come la modifica del regime delle piogge con l’aumento degli eventi estremi, l’aumento dell’aridità invernale e l’anticipo della ripresa vegetativa delle piante. Le conseguenze sulla vegetazione possono essere molteplici e molto serie, andando a modificare la durata degli stadi vegetativi, la crescita e la produzione delle piante stesse. Tali modifiche potrebbero toccare in modo sostanziale l’agricoltura di qualità. Gli aumenti delle temperature porteranno a molteplici conseguenze: stagione vegetativa più lunga, ma al tempo stesso sviluppo fisiologico delle piante più veloce, con conseguente minore produzione finale; maggior rischio di attacchi da parte di agenti patogeni e maggiore richiesta di acqua per l’irrigazione.

Nello studio della variabilità climatica, le serie storiche rappresentano una grande fonte di informazione. L’attività di ricerca si basa essenzialmente sulla raccolta e organizzazione delle serie storiche locali, osservate sulla superficie terrestre, e delle reanalisi atmosferiche e superficiali globali prodotte da Centri internazionali (NCEP/NCAR e/o ECMWF). L’analisi dei dati è orientata alla rilevazione e caratterizzazione della variabilità e delle eventuali tendenze dei valori medi ed estremi delle grandezze climatiche più importanti e di grandezze derivate di particolare rilevanza per le applicazioni agronomiche, anche sulla base di indici e modelli che descrivano le risposte delle colture ai principali eventi climatici.

Uno studio specifico è stato condotto allo scopo di analizzare gli effetti della variabilità climatica sulle risposte vegeto-produttive del Sangiovese all’interno dell’areale di produzione del Chianti, dove la varietà esprime i migliori risultati produttivi. L’analisi delle serie storiche è stata condotta per il periodo 1951-2002.

A partire dai dati giornalieri di temperatura massima, minima e precipitazioni sono stati calcolati 21 indici agrometeorologici su periodi diversi in base al loro legame con la crescita e produzione del Sangiovese.

Temperatura dell’aria-Umidità relativa-Precipitazioni-Evaporazione-Radiazione solare-Vento
GRANDEZZE di INTERESSE AGROMETEOROLOGICO E  CLIMATICO
Insolazione-Radiazione netta-PAR-Temperatura del terreno-Umidità del terreno-Livello di falda

Umidità dell’aria Quantità di vapore acqueo nell’unità di volume di aria•Dipende dalla temperatura dell’aria Umidità assoluta Umidità relativa
Precipitazioni Caduta di acqua meteorica sotto diverse Caduta forme: pioggia, neve, grandine, nebbia ecc.L’apporto idrico viene misurato in mmL’apporto mm1 mm = 1 litro/m22

 Precipitazioni  Il Ø delle gocce nelle nubi è ~ 1Il 1--100 μμmmIl Ø delle gocce di pioggia varia da 1 mm Il (pioviggine) a 6 mm circa.(circa.
Della pioggia ci interessano:Della --quantità, intensità, estensione, durataquantità, durata--piovosità totale (mese, anno, stagione)--frequenza o numero di giorni di pioggiafrequenza pioggia--tempo di ricorrenzate

Radiazione solare  Il 99% dell’energia disponibile sulla terra viene dal soleUsata dalle piante per evapotraspirare e per fotosintetizzareMisura della radiazione solare permette di fare stime di queste due quantitàIn ambiente chiuso la quantità di energia (e la temperatura ambientale) dipendono dal tipo di illuminazione (lunghezza d’onda)Viene misurata in W m-213

 Vento Influenzal’evapotraspirazionedelle coltureTrasporto di massa e di energiaTrasporta spore e patogeni anche a grandi distanze
Vento Si parla principalmente della componente ORIZZONTALE del vento, ma le masse d’aria subiscono anche moti VERTICALI.E’ una grandezza vettoriale.  Si misura in:Intensità m s-1, km h-1Direzione ° da Nord

Insolazione-Radiazione netta-PAR (PhotosynteticallyActive Region) ALTRE GRANDEZZE di INTERESSE AGROMETEOROLOGICO E CLIMATICO

Temperatura del terreno-Umidità del terreno ALTRE GRANDEZZE di INTERESSE AGROMETEOROLOGICO ECLIMATICO

Livello di falda: in pianura Padana è un parametro importante perché la falda è superficiale. 

GELATE TARDIVE

Tipi di gelate e quando si verificano
Le gelate precoci autunnali
Le gelate invernali
Le gelate tardive primaverili
gelate per radiazione
gelate per advezione
Effetti negativi del gelo spesso più negativi in
ambienti mediterranei

 

 

Danni nella cella vegetale

A 0° C congelamento dell’acqua negli spazi intracellulari
morte delle cellule (necrosi) che può estendersi all’intera pianta  azione meccanica dei cristalli di ghiaccio
alterazione della struttura delle proteine
Disorganizzazione dei tessuti
Precipitazione delle proteine citoplasmatiche
Trasferimento del Calore
Per  conduzione  da molecola a molecola
Sorgente  barra di metallo per irraggiamento l’energia passa da un oggetto ad un ad altro non connessi
Perdita di energia ad onda lunga dalla Terra
guadagno di energia ad onda corta dal sole terra
Per Convezione col movimento di aria calda

 

 

 

Metodi di Trasferimento del calore

Calore Latente e Calore Sensibile

Il calore latente è l’energia chimica di legame delle molecole d’acqua.
Quando le molecole d’acqua evaporano, il calore sensibile diventa calore latente e la temperatura diminuisce.

Il calore latente è l’energia chimica di legame delle molecole d’acqua. Quando l’acqua congela il calore latente diventa calore sensibile e la temperatura dell’aria aumenta.

Metodi di Trasferimento del calore

Scambio di energia tra
Calore Latente e Calore Sensibile

Il segno +  indica che l’acqua si raffredda o ghiaccia e l’aria si riscalda, viceversa il segno – indica che l’acqua si riscalda o evapora e l’aria si raffredda

E’ necessario raffreddare e congelare 6 volte la quantità di acqua che evapora per guadagnare calore sensibile
Quando la la temperatura della superficie raggiunge il punto di rugiada  si forma condensa sulla superficie rilasciando calore sensibile nell’atmosfera.
Questo fa aumentare la temperatura dell’aria

 
possono essere:
Passivi  tecniche agronomiche che : riducono i danni.
Attivi modificano la temperatura di una : determinata zona.

I sistemi passivi:
Sono economici
Sono utili solo in caso di sporadiche e leggere manifestazioni di abbassamento della temperatura
Non danno garanzia di sicurezza all´agricoltore

I sistemi attivi:
Hanno un costo maggiore
Sono piú efficaci e sicuri
Comportano un impatto ambientale
Protezione Passiva
Selezione del sito
Umidità del terreno
Copertura vegetale
Pacciamatura
Coperture plastiche
Controllo dei batteri

SELEZIONE del SITO è determinante

Gelate di Fondovalle
L’aria fredda più densa e pesante fluisce lungo i versanti verso il basso

TEMPERATURA DELLA SUPERFICIE
         superficie del terreno maggiore fa 

CONTROLLO dei BATTERI

I batteri sono centri di nucleazione del ghiaccio

Uccidere i batteri

Batteri Competitivi
Eliminazione della copertura vegetale

Protezione Attiva
Irrigazione antibrina
ventilatori
Bruciatori
Elicotteri
Irrigazione per sommersione che l’aria e la copertura vegetale abbiano temperatura

Irrigazione antibrina
Il calore viene dal congelamento dell’acqua
E’ necessario far congelare una quantità di acqua tale da bilanciare il calore sottratto per evaporazione
Gli irrigatori vengono attivati basandosi sulla temperatura di bulbo umido
Sovrachioma:
Il processo di congelamento sulla pianta stessa la mantiene ad una temperatura ~ 0°C
Sottochioma:Il processo di congelamento delle gocce d’acqua alza la temperatura dell’ariaaria

Sottochioma:Avere una copertura vegetale significa avere congelamento e rilascio di calore più vicino alla chioma

Quando azionare l’impianto antibrina?
Sensibilità degli organi vegetali dipende dallo stato fenologico di sviluppo
I ricercatori hanno stabilito le temperature limite
Il Centro di Consulenza ha elaborato le temperature di azionamento
Il fattore di sicurezza è pari a 3° C
Si potrebbe scendere anche al di sotto di 3° C meno dei valori indicati nella tabella senza avere alcun danno alla produzione
4° C é la temperatura minima, alla quale si può mettere in funzione l’impianto d’irrigazione- - - - - - -

Caratteristiche dei ventilatori
Altezza 11 m circa
Muniti di un’elica a 2 pale
Azionati da motori elettrici o Diesel (60- 200 CV)
velocità dell’elica: 530 r.p.m  rotazione sull’asse di 360° ogni 2 -4 minuti

Ventilatori: svantaggi
Efficace solo in caso di inversione
termica
Utilizzabile solo in zone di pianura o
leggermente declive
Incrementi di temperatura tra 0,5 -1,5°C
Un ventilatore copre tra 2 e 4 ha

Temperatura del bulbo umido
Aggiungere lentamente cubetti di ghiaccio
L'acqua per abbassare il grado di
Temperatura. Mescolare il
Acqua con un termometro
Mentre l'aggiunta del ghiaccio
Cubetti di assicurare lo stesso
Può e acqua
Temperatura. Quando
Condensazione si verifica,
Nota il punto di rugiada
Temperatura.

Meccanica dei fluidi : Settore dellafisica che studia il comportamento deifluidi ossia delle sostanze liquide e gassose, dal punto di vista statico e dinamico. La meccanica dei fluidi è fondamentale per diversi settori delle scienze applicate: ingegneria chimica, civile e meccanica, aeronautica,meteorologia, architettura e ingegneria navale,oceanografia.

Si possono distinguere due rami diversi della meccanica dei fluidi: la fluidostatica, a sua volta distinta in statica dei gas e idrostatica, che studia le condizioni di equilibrio dei fluidi in quiete, e la fluidodinamica, divisa in aerodinamica e idrodinamica, che si occupa in generale dei fluidi in moto. Il termine idrodinamica si applica più propriamente al flusso di liquidi o al flusso a bassa velocità di gas che possono essere considerati incomprimibili. L'aerodinamica , o dinamica dei gas, indaga invece il comportamento dei gas quando le variazioni di pressione sono sufficientemente alte da non permettere di trascurare gli effetti della comprimibilità.

Tra le numerose applicazioni della meccanica dei fluidi, sono da menzionare la propulsione a getto, le turbine i compressori e le pompe. Lo sfruttamento della pressione dell’acqua e dell’olio in ingegneria è invece un argomento di competenza dell'idraulica.

ECOFISIOLOGIA

L’ecofisiologia vegetale studia le risposte fisiologiche degli organismi vegetali all’ambiente circostante.

Ciò che consente la vita delle piante in uno specifico ambiente è l’adattamento, che può riguardare la specie e il singolo individuo.

Sia in un ambiente naturale che in uno coltivato è frequente che le piante si trovino in condizioni che risultano sfavorevoli alla loro crescita e alla loro produttività.

Tali condizioni sfavorevoli possono essere indicate con il termine di stress.

Misurare l’entità degli effetti di uno stress e studiare le risposte delle piante in quelle condizioni sfavorevoli contribuisce a programmare gli interventi necessari per ottimizzare la produttività vegetale.

Stress idrico in piante mediterranee:
- risposte di differenti cultivar di olivo alla carenza di acqua: effetti sulle relazioni idriche, sulla fotosintesi, sulla produzione di zuccheri e metaboliti secondari, sul sistema antiossidante.
Stress da metalli pesanti:
- effetti della somministrazione di metalli pesanti (Cr, Cd, Cu) su piante di Cyperus alternifolius L: bioaccumulo dei metalli, effetti sulla fotosintesi e sul sistema antiossidante.
- realizzazione in campo di un impianto di fitodepurazione con Cyperus alternifolius e Typha latifolia.

Stress salino in tappeti erbosi:
- effetti della irrigazione con acque a diversa salinità su differenti specie da tappeto erboso; effetto protettivo dell’applicazione di glicinbetaina e chitosano.

Gli stomi sono: Tra le cellule dell’epidermide si riconoscono particolari strutture, gli stomi, particolarmente abbondanti soprattutto sulla faccia inferiore delle foglie. Gli stomi sono aperture delimitate da due cellule di guardia, capaci di chiudersi e aprirsi e di permettere lo scambio dei gas (CO2 e O2) tra la pianta e l’ambiente esterno, durante i processi di fotosintesi, respirazione cellulare e fotorespirazione. A livello degli stomi avviene anche la traspirazione, fenomeno mediante il quale la pianta perde vapore acqueo, fondamentale per la risalita della linfa lungo tutta la pianta

Gli idadoti

Lungo i margini del lembo fogliare si trovano gli idatodi, speciali aperture attraverso le quali avviene il fenomeno dellaguttazione ovvero la fuoriuscita di goccioline d’acqua. Gli idatodi si trovano in corrispondenza di alcune piccole tracheidi periferiche (cioè elementi dello xilema), e sono formati da aggregati di cellule parenchimatiche a parete sottile (epitemi), tra loro separate da ampi spazi intercellulari

GLI STOMI

Presenti in tutti  i vegetali
Sono il luogo di contatto/scambio tra pianta e atmosfera
Si APRONO/CHIUDONO al variare delle condizioni meteo
Possono esssere  sulla sola pagina inferiore della foglia:
IPOSTOMATICHE

AMFISTOMATICHE

Dimensioni medie degli stomi: 10 -50 μm

adaxiale

Funzionamento degli stomi

Aumento di potenziale idrico nelle cellule di guardia aumento del turgore delle cellule apertura dello stoma

Diminuzione del potenziale idrico delle cellule chiusura dello stoma

Lo scambio di acqua avviene con le cellule circostanti (compagne) ed è correlato alle variazioni del potenziale osmotico (concentrazione di soluti nel succo cellulare)
Variabili ambientali che influenzano l’apertura degli STOMI ciclo luce/buio concentrazione CO2 temperatura dell’aria umidità dell’aria (vento/turbolenza) stress idrico età della foglia Resistenza stomatica  Conducibilità stomatica
Risposta della pianta alla variazione di concentrazione di CO2 nello spazio intercellulare
Gli stomi si aprono per concentrazioni DECRESCENTI di CO2 nella cavità sottostomatica
Si ha risposta anche in assenza di luce, ovvero sia che la pianta stia fotosintetizzando che no
La sensibilità alla risposta dipende sia dalle specie che dalle condizioni ambientali risposta alla variazione di CO2

Risposta allo stress idrico

Chiusura degli stomi
riapertura dopo la fine dello stress
relazione con la disponibilità idrica del terreno
stress successivi hanno tempi di recupero più lunghi•Innanzitutto si ha adattamentoagli ambienti siccitosi (xeroficità)•strategie di fuga: dormienza, ciclo breve•strategie di resistenza: gestione risorse, risparmio

Risposta allo stress idrico

ALTRI MEZZI DI CONTROLLO DELLA QUANTITÀ
DI ACQUA TRASPIRATA:
variazione della radiazione
intercettata dalle foglie -variazione dell’orientamento
arrotolamento     senescenza

FIORITURA ALBICOCCO (2013)

 

La riflessione meteo della fine estate 2011

Mi sorge spontanea una domanda: come si prospettano i cambiamenti climatici nella regione italiana nelle prossime decadi? "In prima approssimazione - spiega il climatologo, stando alle proiezioni fornite da vari scenari e modelli, sarà caratterizzata da un clima generalmente più caldo e secco, particolarmente nella stagione estiva. Fenomeno questo che, su scala più ampia, interesserà anche la parte meridionale dell'Europa e del Mediterraneo".Secondo gli esperti di produzioni agricole questo cambiamento potrebbe rendere difficile la coltivazione del grano duro, i cui rendimenti rischiano di diminuire già a partire dal 2020. Nel caso dovesse realizzarsi uno scenario con aumento delle temperature di oltre 2°C, la coltivazione di questo cereale sarà del tutto impossibile nel nostro Paese. Al previsto aumento delle temperature medie e della siccità estiva, entro la fine di questo secolo si accompagnerà una marcata diminuzione delle precipitazioni invernali sia sull'Italia che sul Mediterraneo meridionale, causata dallo spostamento verso settentrione delle aree di bassa pressione prevalenti su tutta l'area. Secondo il climatologo questi scenari potrebbero essere mitigati nel caso che si realizzassero sostanziali riduzioni delle emissioni di gas serra sia da parte dei Paesi industrializzati che da quelli in rapido sviluppo. 

Temperatura dell’aria-Umidità relativa-Precipitazioni-Evaporazione-Radiazione solare-Vento
GRANDEZZE di INTERESSE AGROMETEOROLOGICO E  CLIMATICO
Insolazione-Radiazione netta-PAR-Temperatura del terreno-Umidità del terreno-Livello di falda

Umidità dell’aria Quantità di vapore acqueo nell’unità di volume di aria•Dipende dalla temperatura dell’aria Umidità assoluta Umidità relativa
PrecipitazioniCaduta di acqua meteorica sotto diverse Caduta forme: pioggia, neve, grandine, nebbia ecc.L’apporto idrico viene misurato in mmL’apporto mm1 mm = 1 litro/m22

 Precipitazioni  Il Ø delle gocce nelle nubi è ~ 1Il 1--100 μμmmIl Ø delle gocce di pioggia varia da 1 mm Il (pioviggine) a 6 mm circa.(circa.
Della pioggia ci interessano:Della --quantità, intensità, estensione, durataquantità, durata--piovosità totale (mese, anno, stagione)--frequenza o numero di giorni di pioggiafrequenza pioggia--tempo di ricorrenzate

Radiazione solare  Il 99% dell’energia disponibile sulla terra viene dal soleUsata dalle piante per evapotraspirare e per fotosintetizzareMisura della radiazione solare permette di fare stime di queste due quantitàIn ambiente chiuso la quantità di energia (e la temperatura ambientale) dipendono dal tipo di illuminazione (lunghezza d’onda)Viene misurata in W m-213

 VentoInfluenzal’evapotraspirazionedelle coltureTrasporto di massa e di energiaTrasporta spore e patogeni anche a grandi distanze
VentoSi parla principalmente della componente ORIZZONTALE del vento, ma le masse d’aria subiscono anche moti VERTICALI.E’ una grandezza vettoriale.  Si misura in:Intensità m s-1, km h-1Direzione ° da Nord

Insolazione-Radiazione netta-PAR (PhotosynteticallyActive Region)ALTRE GRANDEZZE di INTERESSE AGROMETEOROLOGICO E CLIMATICO

Temperatura del terreno-Umidità del terreno ALTRE GRANDEZZE di INTERESSE AGROMETEOROLOGICO ECLIMATICO

Livello di falda: in pianura Padana è un parametro importante perché la falda è superficiale.  

 

Il quadro generale  dell'aumento di CO2 sulla emissione di VOC dalle piante(2007)

Il rapido aumento di concentrazione atmosferica dell’anidride carbonica è l’evento chiave che sta alla base dei cambiamenti climatici in atto. La biosfera terrestre ha una funzione cruciale rispetto al ciclo globale del carbonio. La ricerca scientifica si è posta il molteplice obiettivo di conoscere e descrivere quali sono gli effetti e le conseguenze dell’aumento della CO2 sul sistema climatico a scala globale e regionale, e di capire le complesse interrelazioni tra biosfera e atmosfera e fra il funzionamento degli ecosistemi. Gli studi si sono particolarmente concentrati sull’analisi dell’impatto della CO2 sui processi fisiologici primari degli ecosistemi terrestri (fotosintesi, traspirazione, attività stomatica, sviluppo della biomassa) e più limitatamente sulle risposte metaboliche secondarie, quali le emissioni di composti organici volatili (VOC). L’emissione di questi composti, e in particolare degli isoprenoidi (isoprene e monoterpeni), che svolgono funzioni di protezione da stress biotici e abiotici comporta la perdita di carbonio fotosintetico che, in piante stressate, può arrivare anche al 10%. Inoltre, i VOC biogenici essendo altamente reattivi in atmosfera, possono produrre ossidanti fotochimici e gas serra, come l’ozono e il monossido di carbonio, soprattutto in presenza di elevata radiazione solare e temperatura, tipiche condizione estive dell’ambiente Mediterraneo, quando le emissioni biogeniche stesse sono più alte. Nonostante i recenti progressi della ricerca scientifica, esistono ancora molte incertezze sull’impatto della CO2 sull’emissione di VOC biogenici .

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