SISMOGRAFO

Lo strumento che registra gli impulsi vibratori, o onde sismiche, è il sismografo. Osservando il disegno qui a lato si può notare come è costituito essenzialmente un sismografo che registra le scosse sussultorie e quelle ondulatorie, cioè quelle che si propagano rispettivamente in senso verticale e in senso orizzontale. Naturalmente il disegno è schematico e serve per capire su quale principio fisico lo strumento si fonda. Si tratta in sostanza di un peso che ha una certa inerzia; il peso non è ancorato al supporto o al tavolino e pertanto tende a conservare il suo stato di quiete quando la Terra trema e con essa il tavolino e il rullo registratore. In realtà i sismografi sono molto più complessi e sofisticati e sono in grado di avvertire anche i tremiti più lievi (scosse strumentali) e di registrare contemporaneamente tutti i tipi di onde. Esistono diversi tipi di sismografi che registrano le onde in maniera differente, o mediante una punta scrivente su un tamburo rotante oppure per mezzo di un raggio luminoso che impressiona una carta fotografica. Oggi si usano sistemi computerizzati per poter analizzare con maggiore precisione le caratteristiche di un terremoto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Struttura della Terra astenosfera è una fascia superficiale del mantello terrestre .

Dettagli sull’effetto slab pull Uno dei motori proposti per spiegare la tettonica .

Diapiro è una massa rocciosa semifusa, originata in una zona di fusione parziale del mantello superiore, e risalita attraverso le rocce sovrastanti più recenti .

 

Classificazione sismica Pontassieve

Zona 2 (sismicità medio-alta)

Da segnalare: i terremoti e il clima sono correlati?

Assolutamente no. I terremoti avvengono all'interno del pianeta. I venti, le precipitazioni e la temperatura riguardano soltanto la superficie terrestre. I terremoti si verificano a prescindere dalle condizioni atmosferiche, in tutte le zone climatiche, in tutte le stagioni dell'anno e a qualsiasi ora della giornata.

SCALA RICHTER

Magnitudo      equiv.Mercalli

1,0                  0° grado

2,0                  1° grado

5                    2° grado

3,0                 3° grado

3,5                 4° grado

4,0                 5° grado

4,5                  6° grado

5,0               - 7° grado

5,5               -8° grado

6,0             - -9° grado

6,5           -- -10° grado

7,0          ----11° grado

7,5         ----12° grado

8,0     ------ 13° grado.

 

QUADRO SISMICO DELLA DISPOSIZIONE DELLE FAGLIE NEL BACINO DEL MEDITERRANEO

 

 

 

L'intero territorio italiano è ad alto rischio sismico, perchè la placca africana preme su tutto il tirreno, schiacciando gli Appennini e spostando la nostra penisola verso la Grecia e la ex Jugoslavia. Vi è poi un'altra placca asiatica che preme contro l'Italia, pertanto, l'intero territorio è teatro di terremoti più o meno gravi. Fortunatamente quasi tutti i terremoti italiani, sono di tipo superficiale. Inoltre, consultando i cataloghi sismici, si scopre che dall'anno 0 sino a oggi si sono verificati in Italia 160 terremoti con intensità superiore al IX grado della scala Mercalli.

I terremoti, o sismi, sono improvvise scosse di una parte della crosta terrestre, o di una ristretta area, per rapidi movimenti orizzontali o verticali; in molti casi essi possono causare gravi danni e vittime. Le scosse sismiche sono in gran parte di origine tettonica, cioè dovute a movimenti della parte più esterna della terra, fino alla profondità di alcune centinaia di chilometri. Altre sono calssificate come di origine vulcanica. Avviene così che, in determinati punti della crosta terrestre, l'accumulo delle tensioni aumenta di energia determinando scuotimenti che si propagano, dalla zona di rottura (ipocentro), fino al punto verticale corrispondente sulla superficie terrestre (epicentro).

l punto in cui, nella litosfera, cioè nel sottosuolo, si verifica il terremoto causato dallo slittamento o dall'improvvisa rottura di una faglia è chiamato ipocentro. L'epicentro è il punto della superficie terrestre posto sulla verticale dell'ipocentro. Tutta la zona interessata e sconvolta dal sisma è chiamata area epicentrale. Se l'ipocentro si trova a bassa profondità, cioè se il terremoto è di tipo "superficiale", l'area epicentrale risulterà molto ridotta. Se l'ipocentro si trova a grande profondità (terremoto profondo), aumenterà anche l'area epicentrale. Dalla frattura delle rocce si propagano onde di compressione dette anche onde longitudinali od onde di spinta; esse sono denominate anche onde prime (indicate con P) perchè giungono per prime ai sismografi Altre onde, sono quelle di taglio o di distorsione, note come onde traversali; esse vengono anche indicate come onde seconde (S) e, essendo più lente, giungono con un certo ritardo rispetto alle prime. Oltre a questi due tipi di onde, in ogni scossa sismica vi sono onde superficiali, che dall'epicentro si propagano lungo la superficie terrestre: sono le onde di Love (L) Queste onde giungono al sismografo per ultime perchè più lente.

L'interno del nostro globo è costituito da diversi strati di materiali. Lo strato più esterno chiamato crosta terrestre, ha uno spessore di soli 40Km.,che si riduce a 10 Km. sotto gli oceani. Sotto questo troviamo poi una decina di zolle crostali semirigide e molto instabili, che raggiungono una profondità di 1200 Km.: questo strato viene chiamato litosfera. Al di sotto della litosfera vi è un'altro strato di circa 700 Km. chiamato astenosfera, costituito da materiale parzialmente fuso. Dopo di questo troviamo il mantello, costituito da materiale roccioso, che arriva ad una profondità di circa 2900 Km. Vi è quindi un nucleo esterno dello spessore di 1700 Km. ed infine un nucleo solido di nichelio e ferro, che costituisce il centro della Terra. Si può affermare che la litosfera galleggia sulla astenosfera, come una barca sulla superficie di un lago e come tale si sposta, si alza, si abbassa in funzione del suo peso: questi movimenti provocano i terremoti.

Le onde longitudinali e trasversali producono, alla superficie terrestre, movimenti verticali che si traducono in scosse sussultorie, mentre le onde superficiali producono oscillazioni orrizzontali (scosse ondulatorie); queste ultime, per fenomeni di rifrazione e riflessione, possono trasformarsi in specie di vortici che producono scosse rotatorie, capaci ad esempio di far ruotare una statua rispetto al suo piedistallo. Raramente le scosse sono isolate: per lo più esse sono ripetute e talvolta sono centinaia e migliaia che possono durare giorni e mesi, cioè un periodo sismico. In generale si ha dapprima una scossa debole e premonitoria, cui subito segue la scossa maggiore, violenta, che può essere disastrosa; infine, per un periodo più o meno lungo, le scosse secondarie.

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Costruzione di edifici in zona sismica

Il quadro generale dopo una catastrofica esposizione ad un sisma di forte intensità appare subito grave sia per le vittime sia per i soccorritori. Evince subito di mettere in campo una strategia volta all’abbattimento del rischio sismico comprende, tra l’altro, anche la gestione dell’emergenza successiva al verificarsi dell’evento tellurico. In questa fase, sotto la responsabilità dei diversi organismi competenti, consiste nel definire e predisporre una serie di metodi e procedure con l’obiettivo di mettere nelle condizioni operative i tecnici che hanno il compito di prendere le decisioni più importanti in materia di valutazione dei danni, funzionalità strutturale, provvedimenti d’urgenza per garantire la sicurezza. Negli ultimi venti anni sono stati proposti numerosi modelli per il calcolo della risposta sismica di pareti murarie e di edifici, a diversi livelli di dettaglio . L’analisi statica non lineare equivalente al sisma è ormai riconosciuta da diversi anni come un efficace strumento di previsione approssimata della risposta sismica delle strutture, qualora siano verificate alcune ipotesi. . L’obiettivo fondamentale è quello di migliorare sempre più la previsione della risposta ultima meccanismi di rottura, consentendo, come detto, l’utilizzo in un campo sufficientemente ampio di applicazioni pratiche.

Le forze che agiscono nei terremoti in Italia

Le forze che agiscono nell’area degli Appennini settentrionali con l'ausilio di modelli di valutazione . Le forze incluse nel modello sono dovute alla convergenza continentale tra Africa e Eurasia, allo sprofondamento della litosfera adriatica subdotta e alla risalita di materiale astenosferico caldo sotto della Toscana. La distribuzione di stress calcolata dal modello è confrontata con i dati sismotettonici disponibili per gli Appennini settentrionali e con la distribuzione degli eventi sismici. I risultati indicano che la convergenza continentale non può essere il solo meccanismo che agisce nell’area, dal momento che esso causa un accumulo trascurabile di stress al di sotto della Moho. Tale risultato è in contraddizione con la presenza di sismicità intermedia osservata sotto gli Appennini. Si verifica che la risalita di materiale astenosferico sotto la Toscana assume un ruolo cruciale per descrivere la dinamica attuale del Tirreno e degli Appennini. Tale risalita causa un flusso diretto verso l’alto e verso est, flusso che a sua volta genera uno stress estensivo in Toscana e nella parte superiore della subduzione, sotto gli Appennini. La spinta orizzontale dello slab è proposta come un meccanismo alternativo allo slab pull per generare un accumulo di stress subcrostale. L’attivazione dello slab pull non comporta una variazione significativa nell’orientazione degli assi principali dello stress a profondità crostali, rispetto al modello in cui il solo diapirismo astenosferico sia attivo. Di conseguenza, l’esistenza di uno slab continuo che sprofonda a causa della forza di gravità non può essere esclusa sulla base del solo confronto con le osservazioni sismotettoniche. Entrambi i modelli riproducono efficacemente l’estensione in Toscana e la compressione nel margine esterno della catena Appenninica, ma non generano con sufficiente accuratezza l’estensione lungo la porzione interna della catena. Una modellistica mette in evidenza l’importanza di migliorare le conoscenze sul comportamento dell’astenosfera, e sulla posizione e dimensioni della zona “calda”, allo scopo di comprendere se l’estensione e il probabile sollevamento tettonico negli Appennini possa essere causato da una risalita astenosferica, come per l’area della Toscana.

Moho

 

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MAREMOTO

Un maremoto può essere provocato da un terremoto con epicentro in corrispondenza del fondo marino o della costa, da eruzioni vulcaniche, dalla propagazione nel mare di onde elastiche formatesi in corrispondenza dei continenti. La velocità di propagazione delle onde di compressione dipende dalla lunghezza d'onda e dalla profondità del mare: è di circa 100 m/s per una profondità di 1.000 m. I maremoti non vengono avvertiti in mare aperto, ma in vicinanza della costa, dove il fondo si alza, danno origine a onde alte anche 20 o 30 m che invadendo la terraferma possono provocare gravi danni. Sulla costa possono abbattersi più onde separate da intervalli di qualche minuto, e talvolta possono essere precedute da un ritiro prolungato delle acque. Le onde provocate dai maremoti sono conosciute col nome giapponese di tsunami

(Quanto trattato scritto nella pagina e matrice prettamente didattica.)

 

 

SCALA MERCALLI

1°   grado=impercettibile

2°   grado=molto lieve

3°   grado=lieve

4°   grado=moderata

5°   grado=abbastanza forte

6°   grado=forte

7°   grado=molto forte

8°   grado=distruttiva

9°   grado=fortemente distruttiva

10°  grado=rovinosa

11°  grado=catastrofica

12°  grado=totalmente catastrofica

 

 

         

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