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Costruzione di edifici in zona sismica |
Il quadro generale dopo una catastrofica esposizione ad un sisma di forte intensità appare subito grave sia per le vittime sia per i soccorritori. Evince subito di mettere in campo una strategia volta all’abbattimento del rischio sismico comprende, tra l’altro, anche la gestione dell’emergenza successiva al verificarsi dell’evento tellurico. In questa fase, sotto la responsabilità dei diversi organismi competenti, consiste nel definire e predisporre una serie di metodi e procedure con l’obiettivo di mettere nelle condizioni operative i tecnici che hanno il compito di prendere le decisioni più importanti in materia di valutazione dei danni, funzionalità strutturale, provvedimenti d’urgenza per garantire la sicurezza. Negli ultimi venti anni sono stati proposti numerosi modelli per il calcolo della risposta sismica di pareti murarie e di edifici, a diversi livelli di dettaglio . L’analisi statica non lineare equivalente al sisma è ormai riconosciuta da diversi anni come un efficace strumento di previsione approssimata della risposta sismica delle strutture, qualora siano verificate alcune ipotesi. . L’obiettivo fondamentale è quello di migliorare sempre più la previsione della risposta ultima meccanismi di rottura, consentendo, come detto, l’utilizzo in un campo sufficientemente ampio di applicazioni pratiche. |
Le forze che agiscono nei terremoti in Italia
Le forze che agiscono nell’area degli Appennini settentrionali con l'ausilio di modelli di valutazione . Le forze incluse nel modello sono dovute alla convergenza continentale tra Africa e Eurasia, allo sprofondamento della litosfera adriatica subdotta e alla risalita di materiale astenosferico caldo sotto della Toscana. La distribuzione di stress calcolata dal modello è confrontata con i dati sismotettonici disponibili per gli Appennini settentrionali e con la distribuzione degli eventi sismici. I risultati indicano che la convergenza continentale non può essere il solo meccanismo che agisce nell’area, dal momento che esso causa un accumulo trascurabile di stress al di sotto della Moho. Tale risultato è in contraddizione con la presenza di sismicità intermedia osservata sotto gli Appennini. Si verifica che la risalita di materiale astenosferico sotto la Toscana assume un ruolo cruciale per descrivere la dinamica attuale del Tirreno e degli Appennini. Tale risalita causa un flusso diretto verso l’alto e verso est, flusso che a sua volta genera uno stress estensivo in Toscana e nella parte superiore della subduzione, sotto gli Appennini. La spinta orizzontale dello slab è proposta come un meccanismo alternativo allo slab pull per generare un accumulo di stress subcrostale. L’attivazione dello slab pull non comporta una variazione significativa nell’orientazione degli assi principali dello stress a profondità crostali, rispetto al modello in cui il solo diapirismo astenosferico sia attivo. Di conseguenza, l’esistenza di uno slab continuo che sprofonda a causa della forza di gravità non può essere esclusa sulla base del solo confronto con le osservazioni sismotettoniche. Entrambi i modelli riproducono efficacemente l’estensione in Toscana e la compressione nel margine esterno della catena Appenninica, ma non generano con sufficiente accuratezza l’estensione lungo la porzione interna della catena. Una modellistica mette in evidenza l’importanza di migliorare le conoscenze sul comportamento dell’astenosfera, e sulla posizione e dimensioni della zona “calda”, allo scopo di comprendere se l’estensione e il probabile sollevamento tettonico negli Appennini possa essere causato da una risalita astenosferica, come per l’area della Toscana.
Moho

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MAREMOTO
Un maremoto può essere provocato da un terremoto con epicentro in corrispondenza del fondo marino o della costa, da eruzioni vulcaniche, dalla propagazione nel mare di onde elastiche formatesi in corrispondenza dei continenti. La velocità di propagazione delle onde di compressione dipende dalla lunghezza d'onda e dalla profondità del mare: è di circa 100 m/s per una profondità di 1.000 m. I maremoti non vengono avvertiti in mare aperto, ma in vicinanza della costa, dove il fondo si alza, danno origine a onde alte anche 20 o 30 m che invadendo la terraferma possono provocare gravi danni. Sulla costa possono abbattersi più onde separate da intervalli di qualche minuto, e talvolta possono essere precedute da un ritiro prolungato delle acque. Le onde provocate dai maremoti sono conosciute col nome giapponese di tsunami

(Quanto trattato scritto nella pagina e matrice prettamente didattica.)
----climatologia----

Il sisma in Giappone 11 Marzo 2011
Il terremoto in Giappone ha spostato l'asse terrestre di quasi 10 centimetri. Gli scienziati sottolineando gli straordinari effetti del sisma di magnitudo 8,9° della scala Richter. Lo spostamento dell'asse terrestre può avere ripercussioni sulla durata del giorno solare. Si tratta comunque di cambiamenti minimi e impossibili da percepire. Già dopo il terremoto di Sumatra del 2004 le giornate si erano accorciate di 6,8 milionesimi di secondo e il terremoto in Cile del 2010 le ha abbreviate di 1,26 milionesimi di secondo.
Tuttavia, come probabilmente molti di voi sapranno, il Giappone è il posto al mondo dove si registrano il maggior numero di terremoti. Si parla di circa 1'000 scosse all'anno superiori a Magnitudo 4 (Scala Richter).
Questo vuol dire che, tre volte al giorno, delle piccole scosse capaci di far cadere soprammobili e di far svegliare di soprassalto le persone dal letto.
La ragione principali di tutti questi terremoti è che l'arcipelago giapponese si trova nel punto in cui tre segmenti semoventi della crosta terrestre (la piattaforma del Pacifico, quella delle Filippine e quella Eurasiatica) vengono violentemente a contatto. Questo spiega anche le numerosissime Onsen (le sorgenti calde). La faglia delle Filippine si muove verso il Giappone di circa 3 cm all'anno. Questo movimento stressa questa faglia, e scatena terremoti a Tokyo e nelle zone limitrofe. Oltre questo bisogna aggiungere un nutrito gruppo di faglie sotterranee alla profondità di circa 100 Km. Per tutte queste concause, ogni circa 70 anni un fortissimo terremoto colpisce la Regione di Tokyo (Kantou ). Qui il pericolo, come se non bastasse, è ancora maggiore, perchè la città sorge su terrapieni artificiali e su terreni alluvionali che, durante un terremoto, perdono la solidità e si "liquefanno". Così, l'appoggio degli edifici viene a mancare e, anche se sono costruiti secondo rigorose norme antismiche, basculano verso avanti o dietro e cadono al suolo, come è successo durante il Grande Terremoto Hanshin (che colpì duramente la città di Kobe durante il 1995).
FUGA DI RADIAZIONI DA UNA CENTRALE NUCLEARI NIPPONICHE SPECIFICHE
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