PREVISIONI EUROPA PREVISIONI METEO ITALIA PREVISIONI METEO TOSCANA PREVISIONI STAGIONALI PREVISIONI METEO AGRI LOCALE

 

 

 

 

 

  HOME
 

Territorio

Il territorio del comune di Pontassieve presenta una grande varietà di paesaggi che forniscono lo scenario ideale per chi ama muoversi nella natura.


Si parte dalla Valdisieve e dalla valle dell'Arno per salire lungo le colline e gli altipiani coltivati a viti ed olivi, arricchiti da vaste aree boschive, per giungere ai crinali del Monte Giovi e dei monti appenninici che d'inverno si coprono di neve.

Pontassieve è nel regno del Chianti Rufina e Pomino, due vini con personalità diversa, entrambi conosciuti e apprezzati da molto tempo in tutto il territorio.

 

 

 

  CONTATTI

NOTE LEGALI

PREVISIONI METEO DEL SERVIZIO METEOROLOGICO LOCALE
PONTASSIEVE

Benvenuti nella storia di Pontassieve, le foto riportate nei links risalgono ai primi del 1900, fatta eccezione di quella della parrocchiale che risale ai primi anni 60. 

Palazzo sansoni trombetta (palazzo comunale)

Il Palazzo Sansoni Trombetta, oggi sede del Municipio di Pontassieve, è un edificio costruito a metà Settecento ed occupa il lato alto, settentrionale, della piazza del Castello di Pontassieve, centro della vita economica, politica, religiosa e sociale almeno dalla fine del XIV sec., quando furono terminati i lavori di costruzione della fortificazione di Castel Sant’Angelo. Di fronte al Palazzo, edificato tra XVII e XVIII sec., sorgeva il loggiato del grano, dove si svolgeva il settimanale mercato delle granaglie.
Sul prospetto centrale, sopra al finestrone della Sala Grande, si affacciava un grande stemma in arenaria con un cavaliere in armatura che regge un vessillo, forse apposto dal cav. Anforti, proprietario del Palazzo sul finire del Settecento.
Attualmente sulla facciata campeggia lo stemma del Comune di Pontassieve.
Nel vestibolo del piano terreno, ora portineria del Municipio, sono affissi:
lato destro entrando: uno stemma ottocentesco della famiglia Trombetta in unione con altra sconosciuta; stemma con cavaliere (Anforti), proveniente dalla facciata;
lato sinistro, in alto: due piccole lapidi in ricordo dei podestà Falcucci (1627) e Busatti (1659), provenienti dalla facciata dell’antico Palazzo Podestarile, poi semi-distrutto dai bombardamenti del 1943-44 (ora ospita la Biblioteca Comunale); originariamente era adornata da decine di stemmi.

Nell’Ottocento il Palazzo passò ai Trombetta, famiglia di banchieri proveniente dall’Isola di Corfù, che si imparentarono poi coi livornesi Sansoni. Il frontone che domina il prospetto centrale è adornato di un fregio in cui si intrecciano graziosamente le iniziali dei due cognomi(SeT).
LaSalaGrande
Il piano nobile si raggiunge salendo uno scalone doppio che immette su un vestibolo ornato da nicchie, di fronte si apre la porta della Sala Grande. Entrando si viene sorpresi dall’altezza della Sala, il cui soffitto a cassettoni si eleva fino al culmine dell’edificio. L’illuminazione naturale è favorita dal doppio ordine di finestre, due in alto e tre in basso, di cui quella centrale immette nel terrazzino che si affaccia sulla piazza.
La doppia altezza, forse ricavata da una ristrutturazione, ha permesso l’esecuzione di un ciclo di otto affreschi che ornano la Sala e le donano un carattere arcaico. Si tratta di un ciclo di opere, attribuite a Ferdinando Folchi (1822-1893), fortemente influenzate dal gusto storico di certe rievocazioni letterarie tese ad esaltare i precursori del Risorgimento nazionale. In questo ciclo il Folchi, pittore fiorentino che aveva eseguito anche i decori dell’antistante chiesa di S. Michele Arcangelo (ora perduti), illustra gli atti eroici di sette donne famose, tra le quali sono state per ora riconosciute: Chinzica dei Sismondi, leggendaria eroina pisana vissuta nell’XI sec., qui nell’atto di riabbracciare il figlioletto, e la figlinese Lucrezia Mazzanti, che si getta dal ponte dell’Incisa per sfuggire ai mercenari che assediavano la Repubblica fiorentina (1529-30).
Nell’affresco centrale campeggia lo stemma dei Trombetta tra l’Italia, che regge orgogliosa la bandiera della ritrovata unità, ed una Grecia che, ancora sottoposta all’Impero Ottomano, guarda ammirata l’Italia e regge pensosa una statuetta di Minerva guerriera, augurandosi un prossimo riscatto.
Sullo sfondo una marina dell’Isola di Corfù, terra d’origine, e Firenze, terra d’elezione dei Trombetta. L’opera data intorno al 1865-70, quando Firenze era capitale del regno.

Il territorio del comune di Pontassieve si estende per 114,44 kmq in zona collinare tra Val Di Sieve e Valdarno. Sorto con la fondazione di un castello per volontà di Firenze poco oltre la metà del XIV secolo, fu podesteria medievale con ampia giurisdizione (comprendeva anche i territori ora di Pelago e di Rignano).

Vista da est di Pontassieve

La storia

I primi dominatori del territorio furono i nobili da Quona, la cui signoria è documentata fin dall’XI secolo. Questi, un ramo dei quali assunse più tardi anche il nome di Filicaia, si inurbarono in Firenze alla fine del XII secolo e nel 1207 vendettero al vescovado fiorentino gran parte del territorio di loro giurisdizione.

Nel 1375 Firenze decretava l’edificazione di un castello per uso essenzialmente strategico nella terra di Pontassieve, che avrebbe avuto il nome di Castel Sant’Angelo; nel 1399, per aumentare l’importanza del nuovo insediamento, viene concesso ai terrazzani un mercato settimanale.

Col trascorrere degli anni sul nome di Castel Sant’Angelo prese il sopravvento quello di Ponte a Sieve, grazie all’importanza del ponte che da tempo immemorabile, più volte caduto e sempre ricostruito, serviva di passaggio per l’antica via che collegava Firenze al Mugello, al Casentino e ad Arezzo. Intorno al ponte erano sorte spontaneamente le prime case, che si erano poi sviluppate divenendo un borgo che si situava in basso rispetto al castello edificato dai fiorentini.

Il paese non ebbe grandi occasioni di sviluppo fino alla fine del XVIII secolo, quando per iniziativa granducale vennero aperte la nuova strada per il Casentino attraverso la Consuma e, successivamente, quella per la Romagna attraverso San Godenzo: fu allora che Pontassieve si accrebbe in breve tempo, e nuovo impulso ricevette nel 1859 con la costruzione della ferrovia Firenze-Roma. Durante l’ultima guerra Pontassieve, per l’importanza del suo nodo ferroviario, subì ingenti danni, rimanendo distrutta quasi interamente cosicché l’aspetto attuale è dovuto in gran parte alla ricostruzione post-bellica.

Tra le attività economiche del passato primaria importanza aveva l’agricoltura che, giovandosi di un fertile terreno, dava vino e olio, granaglie, legumi, gelsi; diffusa era la coltivazione dell’iris di cui si lavorava la radice. Se già nel Settecento si segnalava per la produzione di scarpe e di tele di lino e di canapa e per la trattura della seta, il rilievo assunto da Pontassieve come nodo viario ne favorì notevolmente lo sviluppo industriale nel corso dell’Ottocento: nei primi anni del Novecento vi erano un’officina ferroviaria, una fornace di calce e cemento e una di laterizi, fabbriche di tappeti, di saponi, di vetri e una distilleria.

Tra le risorse attuali del territorio, rinomata è la produzione del vino (Chianti Putto) e dell’olio; molto sviluppata è, a livello artigianale, la lavorazione delle pelli, del cuoio, delle pellicce; tra le industrie, molte delle quali sorte anche in epoca recente, vanno ricordate quelle per la lavorazione delle materie plastiche, del vetro, della ceramica, dei laterizi, del settore meccanico ed elettronico, alimentare, delle confezioni.
Vi è inoltre l’Officina materiale fisso del compartimento fiorentino delle Ferrovie dello Stato.
La popolazione del territorio comunale raggiunge le 20439 unità nel 1991, con una densità di 179 abitanti per kmq.

Chiesa si San Michele Arcangelo

Lo stemma

Troncato: sopra di rosso, al castello d’argento, a due piani, merlato alla guelfa, aperto e finestrato di due di nero; sotto, d’argento, alla croce di rosso (Decreto del Capo del Governo in data 24 ottobre 1928). La torre, posta nella parte superiore dello scudo, ricorda quella di Filicaia, che dette origine al paese; la croce rossa in campo argento nella parte inferiore allude all’edificazione, voluta dalla repubblica fiorentina, di un castello su queste terre per contrastare il potere dei conti Guidi.

Ponte sul fiume Sieve (Ponte Mediceo)

Le origini del ponte sulla Sieve rimangono oscure: esso sembra da mettersi in relazione con il Ponte Maggio di cui parla Lapo da Castiglionchio (discendente di uno dei due rami in cui si divise la famiglia dei Da Quona - i Da Castiglionchio appunto e i Da Volognano) nella sua Epistola o sia Ragionamento di Messer Lapo (XIV secolo).

In mancanza di notizie certe, per il momento si può soltanto ipotizzare l’esistenza di un ponte, controllato prima dalla famiglia Da Quona e poi -dopo la conquista e la distruzione del castello di questa consorteria (1143-1146)- dal comune di Firenze; esso fu probabilmente più volte distrutto dalle rovinose piene della Sieve ed altrettante volte ricostruito, a causa della sua importanza per le comunicazioni da Firenze verso la Romagna, il Casentino e il Valdarno.

La struttura attuale del ponte risale alla metà del ‘500, allorché a seguito dell’alluvione del 1547 si rese necessario provvedere alla ricostruzione del precedente ponte in pietra, distrutto dalla piena.

Come primo provvedimento di emergenza fu deciso di istituire un servizio di traghetto sulla Sieve, che andò ad affiancarsi ai due già esistenti in prossimità del castello, detti l’uno "nave di Sant’Antonio" e l’altro "passo d’Orlando" (A.S.F., Capitani di Parte, num.neri, 698, n.131); il nuovo passo di nave fu preso in affitto da una "Monna Maddalena già donna di Cambio Salviati" e condotto inizialmente da Giovanni di Mariotto mugnaio, Piero di Vittorio e Tommaso Baroni, scelti tra coloro che avevano subito più danni (A.S.F., Otto di Pratica del Principato, 179/180, ins. Pontassieve).

Con rescritto del 23 settembre infatti il Granduca Cosimo I aveva ordinato che il provento della nave andasse alla podesteria di Pontassieve "in suo utile in comune": ma questa decisione aveva spinto tutti coloro che avevano visto i loro beni distrutti dall’alluvione a presentare più o meno motivatamente domanda per partecipare agli utili della gestione del traghetto.

Per troncare ogni discussione e per evidenti ragioni di calcolo economico, la comunità al fine decise di concedere il passo di nave al miglior offerente: con il ricavato dell’incanto si sarebbe proceduto a finanziare i lavori di ricostruzione del ponte.

Nel 1548 la magistratura fiorentina degli Otto di Pratica deliberò la riedificazione del ponte, dando incarico a Francesco di Bencistà e Luca del Moro di redigere un progetto comprensivo delle spese occorrenti. Nella relazione da loro presentata in data 20 giugno (accompagnata da un disegno di cui non siamo più in possesso), si consigliava di ricostruire il ponte nel medesimo punto dove era situato il vecchio, considerato "il migliore per sicurtà e per comodo" (A.S.F., Pratica Segreta, 159).

La spesa per il rifacimento del ponte sarebbe stata affrontata mediante un’imposizione fiscale straordinaria, alla quale avrebbero contribuito i vicariati beneficiati dalla sua ricostruzione, e cioè quelli di San Giovanni (al cui interno era compresa la podesteria di Pontassieve), del Casentino (Poppi), di Pieve Santo Stefano, parte di quello di Scarperia e di quasi tutta la Romagna (A.S.F., Capitani di Parte, num.neri, 699, n.47).

I lavori, iniziati piuttosto celermente sotto la direzione di diversi responsabili (tra cui è da escludere Bartolomeo Ammannati, cui invece il Repetti nell’Ottocento attribuiva la firma dell’opera), si protrassero però per almeno sette anni, a causa di diverse interruzioni: nel luglio 1551 infatti erano completate soltanto le due pile laterali, mentre di quella centrale era stato edificato soltanto il basamento fino al livello dell’acqua. Si verificò probabilmente anche un cattivo utilizzo di fondi, tanto che il Granduca dovette intervenire, ordinando che i soldi si spendessero "meglio per l’avvenire che per il passato"(A.S.F., Capitani di Parte, num.neri, 699, n.47).

Ponte Mediceo

Il ponte venne restaurato alla fine del Settecento in occasione dei lavori per la costruzione delle grandi strade rotabili per il Casentino e per la Romagna: sulla base della perizia fatta dall’Ingegnere Anastagi, il matematico regio Ferroni informava il Granduca Pietro Leopoldo con lettera del 20 maggio 1788 della necessità di risistemare la "pedata destra", rifare il lastrico e abbassare le spallette, per una spesa complessiva prevista nella somma di 820 scudi. In quell’occasione vennero anche temporaneamente rimossi i due "cartelloni in marmo annunzianti l’epoca della sua costruzione", da riapporre, in seguito all’abbassamento delle spallette, aggiungendo ad uno di essi un’iscrizione in memoria del restauro leopoldino (A.S.F., Segreteria di Finanze, 960).

La prima documentazione relativa alla chiesa risale agli inizi del XIII sec., ed è antecedente alla nascita del castello: essa riguarda la vendita di un podere fatta da Tebaldo del fu Tebaldo da Quona e da Ermellina sua moglie, a prete Cipriano, rettore e cappellano della chiesa e cappella di S. Angelo a Sieve, al prezzo di "libbre 46 di buona moneta fiorentina" (A.S.F., Diplomatico Badia a Ripoli, 4 maggio 1214).
Nelle più antiche carte la chiesa viene denominata "S. Angelo", mentre è soltanto nel ‘600 che si afferma l’odierno titolo di "S. Michele".

Nel popolo di S. Angelo avevano possessi i vescovi fiorentini, come dimostrato da molti codici della Mensa vescovile che riportano partite di locazione (A.A.F., Libro affitti e rendite, 1329-1341, 9 agosto 1329). Patroni della chiesa erano l’abate di S. Fedele ed il pievano di Remole, che intervenne nella nomina del prete Ghino fu Lapo da Romena (A.S.F., Not. Antecos., L. 34 ser Lando di Fortino, s.s. 1371).
Nell’elezione dei beneficiari interveniva talvolta anche il Vescovo (A.A.F., Libro dei Contratti 1335, 9 dicembre 1337, c.255 v.): "Qualiter dictus dominus episcopus contulit domino Micheli de Filicaia benefitium clericatus in Ecclesia s.cti Angeli de Sieve...sub MCCC-XIII sie XIIII novembris"(A.A.F., Bullettone, c.17 r.).

Torre medievale

Presso la rettoria avvenivano le riunioni della Compagnia dell’Annunziata, i cui capitoli furono confermati da S. Antonino nel 1452 (A.S.F., Vis. Past. Card. Medici).

Nel 1513 morì nel Convento di S. Marco a Firenze il pontassievese fra Cipriano di Pietro Cancelli: "...hic sacerdos, obiit moribus praeditus, gratus erat fratibus et saecularibus. Non parcebat labori, vacans continue saluti animarum in audiendis confessionalibus. Martuus autem ex dolore maximo...et erat prior in conventu nostro S. Marci" (Chronicon sancti Marci fol. 228).

All’Abate, al Pievano di Remole ed al Vescovo di Firenze subentrarono nel patronato i Da Filicaia, che lo mantennero fino al 1787, anno in cui vi rinunziarono a favore della Mensa Vescovile (A.A.F., Campione vecchio di campagna, c.212 v.).
A causa dell’accresciuta importanza del borgo, seguita all’apertura delle rotabili tardo-settecentesche, da semplice rettoria, la chiesa di S. Michele fu proclamata "Prepositura"; l’edificio subì opere di trasformazione, e nel 1788 fu nuovamente consacrato da Mons. Antonio Martini.

Rimasta danneggiata nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, la chiesa di S. Michele è stata ristrutturata negli anni cinquanta.

Al suo interno si trova un’immagine molto venerata della Vergine Addolorata.

Da ricordare anche una Madonna con Figlio di fra Giovanni Angelico.

Le frazioni di Pontassieve

 

PREVISIONI METEO SU DATI E MODELLI GFS - NOAA E SATELLITE MSG - 3

SEDE LEGALE E OPERATIVA PONTASSIEVE

 

Dal novembre 2001 previsioni meteo per l'Italia,Toscana, Valdisieve - Web Designer - Web/Hardware Engineering -computer support - Giovanni Sculatti

All rights reserved © 2001 - 2013 www.sqtradiometeo.it

PONTASSIEVE - ITALIA

E' severamente proibita la diffusione dei dati contenuti nel portale senza citare la fonte.

| SQTRADIOMETEO.IT release n°5 | info@sqtradiometeo.it