In questa rubrica dedicata alla paleoclimatologia con elementi descrittivi di rilievo sul clima del continente europeo peraltro senza tralasciare la correlazione con tutte le aree del pianeta.

Meiobenthos marino- come indicatore di cambio ambientale.

Il benthos

Influenza del substrato, della latitudine e della profondità sugli organismi bentonici. Fitobenthos. Zonazione del benthos. Macrobenthos, meiobenthos e fauna interstiziale.

Il temine di meiofauna (o meiobenthos) può risultare misterioso. A causa della loro piccola taglia (da 1.0 a 0.06 mm), è solo a partire dalla metà del secolo scorso il 20° che è stata riconosciuta, sempre di più, l'importanza che gli organismi appartenenti alla meiofauna rivestono, non solo nelle reti trofiche, ma anche nei processi di rimineralizzazione dei nutrienti e di depurazione dei sedimenti marini e dulcacquicoli a tutte le latitudini e a tutte le profondità. Per tale ragione studiosi di varia estrazione si sono costituiti in una autonoma associazione scientifica che annovera più di 400 iscritti in tutto il mondo e che ha come scopo quello di promuovere la ricerca in questo campo e lo scambio reciproco di conoscenze. A tale scopo è d'uso organizzare un incontro congressuale ogni tre anni, alternativamente ora nei paesi dell'Europa ora in quelli del Nord America-Asia. La meiofauna è tra i comparti dell'ambiente marino il cui studio è potenzialmente di maggiore interesse, costituendo una sorta di 'frontiera' della ricerca sistematica (non a caso tutti gli ultimi phyla descritti comprendono esclusivamente organismi appartenenti a tale categoria) e il cui contributo alla biodiversità marina appare preponderante. A fronte di ciò, pochissimi sono i ricercatori al mondo attivamente impegnati nello studio di taxa della meiofauna. Tale 'bottleneck tassonomico' appare particolarmente deprecabile, anche alla luce dei fenomeni di global change che stanno interessando il pianeta. La sinergia tra aumento di temperatura, cambiamento di areale e altri tipi di stress, come, in particolare, la distruzione di habitat, l' introduzione di specie aliene e la diffusione di patogeni, potrà perturbare le attuali interconnessioni tra specie, e portare ad una riformulazione della composizione specifica di comunità e a diffusi fenomeni di estinzione, su scala locale e globale. La meiofauna, caratterizzata da brevi cicli vitali, rapidi tassi metabolici, distribuzione ristretta (almeno nei casi in cui tecniche di tassonomia molecolare hanno contribuito a risolvere complessi di sibling species) e assenza di fasi dispersive, appare come un candidato ideale per la documentazione del fenomeno in ambiente marino. Esiste quindi un evidente paradosso, con la categoria faunistica che potrebbe costituire un efficace descrittore del fenomeno del global change, e che è di fatto la meno conosciuta dell' ambiente marino. Inoltre, La meiofauna, caratterizzata da brevi cicli vitali e assenza di fasi dispersive, appare come un candidato ideale per la documentazione del fenomeno in ambiente marino. Esiste quindi un paradosso, con la categoria faunistica che potrebbe costituire un efficace descrittore del global warming, e che è di fatto la meno conosciuta dell'ambiente marino. Inoltre, la carenza di dati sulla composizione e distribuzione della meiofauna pregiudica di fatto la possibilità di riconoscere specie aliene, e il fenomeno della criptogenicità è destinato ad assumere sempre maggiore rilevanza nei gruppi della meiofauna. Gli organismi bentonici sono quelli che vivono a diretto contatto con i sedimenti di fondo. Le alghe bentoniche (fino a dove c'è disponibilità di luce) ed i batteri sono presenti in abbondanza nei sedimenti di fondo insieme ai microvertebrati, cioè agli organismi microscopici o comunque di dimensioni inferiori ad 1 mm (Protozoi, Rotiferi, ecc.).
Tuttavia nell'accezione più comune gli organismi bentonici sono i microinvertebrati appartenenti al gruppo degli insetti, dei crostacei, dei molluschi, dagli oligocheti, degli irudinei e dei platelminti. Celenterati e poriferi sebbene più rari sono pure rappresentati tra gli organismi bentonici. Sono animali che si vedono ad occhio nudo e che si possono facilmente individuare sulle rive di stagni e laghi.

Anche ad Ottobre 2005 caldo record nell’emisfero nord.

Il 2005 sul fronte del clima continua con i record del passato. In effetti, confrontando le temperature del mese di ottobre dal 1880 ad oggi, quello da poco concluso nell’emisfero settentrionale, in base ad un’analisi della ente spaziale americano è risultato essere l’ottobre più caldo di sempre: rispetto al valore medio del trentennio 1951-1980 (temperatura che dai ricercatori della dell'ente spaziale viene presa come riferimento per definire la “norma”) il nostro emisfero è stato più caldo di circa 1,14 gradi il precedente record era dell’ottobre 2003, di 1,08 gradi più caldo del valore medio di riferimento. Ottobre 2005 però è stato molto caldo su tutto il pianeta, e in scala globale è risultato il secondo più caldo di sempre + 0,76 gradi, superato, e di poco, solo da quello del 2003 + 0,77 gradi. Grazie a questo ennesimo record il periodo gennaio/ottobre di quest’anno è a scala globale il più caldo di sempre + 0,76, avendo ormai scavalcato anche quello del 1998 + 0,73: ciò significa che, come preventivato a inizio anno, il 2005 si avvia ad essere, per il nostro il pianeta terra, l’annata più calda di sempre a partire dal 1880, quindi tenendo conto che dal XIV al XIX secolo la terra ha attraversato un periodo decisamente più freddo di quello attuale, probabilmente l’annata più calda degli ultimi cinque secoli.

Il clima e l'altitudine in Europa centrale

In gran parte del territorio dei due paesi è occupata dalle Alpi. In Svizzera il punto più basso del paese è costituito dal lago Maggiore con la vicina piana di Magadino situati a circa 200 metri; tutto il resto della nazione è al di sopra di tale quota; anche  molte grandi città si trovano quindi ad altezze  che noi definiamo collinari, oltre 400 metri Zurigo, oltre 500 metri Berna, il lago di Ginevra si trova a circa 400 metri. Lo stesso vale per l’Austria;  le quote più basse  si trovano nella parte orientaleVienna: 200 metri e nel settore sud orientale  che sconfina nella pianura ungherese al di sotto dei 200 metri. Anche in Austria  molte città importanti non sono in pianura Innsbruck: 580 metri, Klagenfurt 446.

 

(meiofauna)

La salinità è dovuta alla presenza soprattutto di cloruro di sodio, ma anche di fosfati e nitrati di magnesio, calcio e potassio. Questi sali vengono utilizzati dai produttori e vengono continuamente riforniti dall’azione delle correnti convettive che portano i sali dal fondo alla superficie.
Il grado di salinità non è uguale per tutti i mari, poiché dipende dalla temperatura dell’acqua: all’aumentare della temperatura, aumenta la solubilità dei sali, quindi i mari più caldi sono quelli più salati. Negli oceani è di circa il 35%, cioè 35 grammi di sale in un chilogrammo d’acqua. Il Mediterraneo, si distingue per l’elevata salinità (37-38%.); ciò dipende essenzialmente dall’evaporazione, intensa per la forte insolazione, dalla scarsa piovosità, dalla limitata quantità d’acqua dolce introdotta dai fiumi e dall’immissione modesta di acque meno salate provenienti dall’Atlantico.

Anche la temperatura dell’acqua si modifica al variare della profondità: di solito diminuisce a mano a mano che aumenta la profondità, fino a raggiungere un valore costante al di sotto del quale non varia più. L’acqua inoltre trattiene e rilascia il calore molto lentamente, perciò le variazioni di temperatura sono sempre piuttosto contenute.
Il mare è poi in continuo movimento per effetto delle onde, delle maree e delle correnti.
Il moto ondoso è irregolare perché dipende dal vento.
Le maree sono movimenti periodici, provocati dall’attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna e dal Sole sulle acque che ricoprono la superficie terrestre. Due volte al giorno il livello del mare si alza alta marea e poi si riabbassa bassa marea.
Le correnti sono movimenti costanti dovute principalmente ai venti che spirano per lunghi periodi sempre in una certa direzione. Possono essere forti o deboli, di superficie o profonde, calde o fredde.

L’illuminazione diminuisce a mano a mano che la profondità aumenta: nei mari particolarmente limpidi, la luce riesce a giungere fino a 150-200 m; dove le acque sono più torbide, la luce non riesce a superare i 30-40 m di profondità. La fotosintesi può avvenire solo negli strati superficiali, dove sono presenti gli organismi vegetali.
Sotto i 200 m. non troviamo più organismi autotrofi, però il rifornimento di ossigeno è comunque assicurato, tanto che alcuni animali possono vivere anche a profondità abissali. L’acqua del mare è continuamente rimescolata da particolari correnti dette convettive che trasportano in profondità l’ossigeno formato dagli autotrofi.

Il bilancio dell’ondata di caldo nell'estate 2005

L’ondata di caldo in atto dal 16 giugno, con l’Anticiclone Africano stabilmente posizionato sulla nostra Penisola, ha cominciato ad attenuarsi nella seconda parte di mercoledì 29 giugno, ed è destinata a cessare su tutta la Penisola tra venerdì 1 e sabato 2 luglio, quando il veloce passaggio di una perturbazione atlantica favorirà un calo delle temperature di qualche grado su quasi tutte le regioni. Ecco allora un primo sintetico bilancio dell'ondata di caldo che sta per concludersi:

- L’ondata di caldo è durata ben 13 giorni ed ha raggiunto l’apice al Centronord tra il 26 e il 28 giugno;

La giornate più calde sono state stata il 27 e il 28 giugno quando la media delle massime ha raggiunto il valore di ben 33.5 °C al Centronord ( 6.5 gradi sopra la media del periodo)Anche le punte massime raggiunte dal caldo si sono verificate tra il 26 e il 28 di giugno con 37 °C a Bolzano; 36 a Milano, Piacenza, Firenze, Grosseto,  Alghero, Viterbo; 35 a  Roma, Torino, Bologna,  Bergamo, Perugia, Taranto, Vicenza, Verona;

- I 35 gradi raggiunti a Torino e i 37 a Bolzano, sono in assoluto, per giugno, i valori più alti almeno degli ultimi 50 anni;

Si prevede un inverno freddo quello del 2005-2006

I modelli climatici dei principali centri meteorologici mondiali sono in totale disaccordo su come sarà il clima del prossimo inverno in Italia: chi lo vede freddo e siccitoso, chi tiepido e piovoso, chi nella norma, insomma una vera e propria babele. Comunque sulla base di uno studio effettuato, sembrerebbe più probabile che questo inverno risulti un po’ più freddo del normale, siccitoso sulle regioni di nord-ovest e piovoso su quelle adriatiche e al sud. In pratica si confermerebbe una tendenza esternata dagli ultimi due inverni passati. Tale previsione si basa sull’andamento previsto di tre parametri fondamentali,: inquinamento , effetto serra, ed un rallentamento della corrente del golfo.

L'articolo qui a fianco non è associato ad un possibile scenario inerente l'immagine(in alto)del centro nord Italia.
La stratificazione del suolo nel corso dei secoli(in basso)

Notizia del 21 Aprile del 2006

E' stata Identificata una rete fiumi sotto i ghiacci dell'Antartide. Un ecosistema "congelato" dall'alba dello sviluppo della regione polare. Un team di scienziati britannici ha scoperto che i laghi sommersi dell'Antartide sono connessi tra loro da una rete di fiumi che crea un intenso movimento di acque a grandi profondità. Ciascuno di questi laghi è considerato preziosissimo dagli scienziati perché è come se fosse rimasto fissato nell'era in cui il continente cominciò a ghiacciare, mantenendo inalterate le caratteristiche di quel periodo. La vita che essi ospitano potrebbe aiutare a comprendere ulteriori risvolti del nostro clima. Ma l'aver scoperto un sistema di fiumi che collega i laghi ridisegna la teoria del loro isolamento e dell'isolamento delle forme di vita che ospitano. Questa notizia potrebbe far luce sul nostro passato climatologico del nostro pianeta.

 

Didattica e Pratica

Valutare, tramite modelli e misure sperimentali, le variazioni climatiche antiche e recenti del sistema Terra, per cause naturali ed antropiche, e prevederne le risposte ecologiche e meteorologiche.

Ambiente Marino

Inquinamento Atmosferico

Metodi di analisi dell' ambiente

Ricerca sulle acque

Scienze dell' atmosfera e del clima



A soffrire il “caldo” durante settembre 2005 è stato soprattutto l’Emisfero Nord: in particolare temperature medie mensili di 3°/4° gradi al di sopra della norma sono state osservate in Siberia, in Europa orientale e nelle regioni centrali degli Stati Uniti.

A partire dal 1979 fino ai giorni nostri, l’estensione dei ghiacci marini nell’emisfero nord durante il mese di settembre, periodo dell’anno durante il quale l’area marina coperta dal ghiaccio raggiunge il minimo.

 

Tra il 1400 e la prima metà del 1800 l’Europa e parte del Nord America attraversarono un periodo così freddo, da passare alla storia come la Piccola Glaciazione. Il grande freddo in Europa si annunciò con un inverno, quello del 1431, incredibilmente rigido: tutti i fiumi tedeschi gelarono, mentre una robusta area di alta pressione, bloccata sulla Scandinavia, favorì l’irruzione di gelidi venti da est su tutta l’Europa Meridionale. Pochi anni dopo, durante l’inverno a cavallo tra il 1434 e il 1435, in Inghilterra nevicò per ben 40 giorni consecutivi, mentre più a sud, sulle Alpi, i ghiacci perenni cominciarono ad invadere le vallate sottostanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sotto le fasi di trivellazione del suolo artico per estrarre carote di ghiaccio per l'analisi dei vari strati formati durante un range di migliaia di anni, per consentire lo studio dei vari mutamenti climatici terrestri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         

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