Segnale di pericolo emissione di radiazioni ionizzanti

 

 

 

Il grande Albert Einstein

 

 

 

 

 

Cosa è L'ATOMO

Oggi sappiamo che l'atomo è la più piccola particella della materia, esso costituito a sua volta da altre piccolissime particelle (particelle sub-atomiche): protoni con carica positiva (+1) e elettroni con carica negativa (-1) e neutroni con carica neutra (0). I protoni e i neutroni costituiscono il nucleo dell'atomo e gli elettroni si trovano a distanza molto elevata dal nucleo . Questa è un'immagine molto semplice di come viene visto oggi l'atomo. Il termine 'atomo' deriva dalla parola greca "atomòs", indivisibile. I filosofi Democrito ed Epicuro affermarono per primi la sua esistenza; a chi sostenne tale filosofia vi si presentarono ovviamente non poche difficoltà: difficoltà sul piano logico di accettare la presenza di una porzione di materia estesa ma indivisibile; difficoltà nello spiegare le evidenti differenze chimiche e fisiche dei vari corpi; difficoltà metafisica scaturita dalla nozione di clinamen. Per questi motivi la filosofia atomista venne poi sopraffatta da quella Aristotelica, accettata e idolatrata nell'arco dei secoli.

 

 

Il Funzionamento della centrale nucleare

 

Il principio di funzionamento di una centrale è il seguente: nel Reattore dove si trova il combustibile nucleare, formato da pasticche di Uranio235, avviene una fissione controllata. Il calore sprigionato dalla fissione serve a generare vapore surriscaldato che mette in rotazione una Turbina a vapore, collegata ad un generatore di corrente, l'alternatore: si ottiene così Energia elettrica. Il controllo della fissione nucleare avviene mediante opportune barre di controllo: quando si vuole diminuire la potenza della caldaia, o spegnerla addirittura, si inseriscono di piu' o di meno le barre di contollo. In caso di guasto o di situazione anormale vengono inserite automaticamente.

Particolari descrittivi

Nutroni: Sono piccolissime particelle per mezzo delle quali avverrà la fissione nucleare.

Uranio 235: E' il materiale fissile che, durante il processo, viene "bombardato" dai neutroni che lo spezzao in due nuclei piu' leggeri: Cripton e Bario.

Barre di controllo: Hanno la funzione di controllare la reazione a catena: di rallentarla o interromperla. Quando vengono inserite impediscono ai neutroni di andare a bombardare altri nuclei di Uranio 235; inserendone solo alcune, il processo viene rallentato, mentre inserendole tutte, viene arrestato.

Energia nucleare: E' l'energia sprigionata dalla fissione ed è radioattiva.

Cemento: I 2 metri di cemento rendono impossibile la fuga delle radiazioni.

Acqua: E' contenuta all'interno del recipiente di cemento ed è a contatto con il nocciolo

Vapore: E' derivato dall'innalzamento della temperatura dell'acqua circostante al nocciolo.

1°Tubo (giallo): Per portare il vapore alla turbina.

Turbina: Ha la funzione di convertire l'energia cinetica in energia meccanica. E' costutuita da un'asse sul quale sono fissate delle pale che, ricevendo la spinta del vapore, mettono in rotazione l'asse stesso.

Condensatore: Condensa, in acqua, il vapore surriscaldato gia sfruttato, e lo rimanda al recipiente in cemento per poi ripetere l'operazione.

Asse di rotazione: E' un organo che collega l'asse tella turbina all' alternatore trasmettendogli il movimento rotatorio.

Alternatore: E' una macchina rotante che ha la funzione di trasformare l'energia meccanica della turbina in energia elettrica.

Rete bassa tensione: Collega l'alternatore col trasformatore, permettendo il passaggio dell'elettricità con un basso voltaggio.

Trasformatore: E' una macchina elettrica statica che ha lo scopo di trasformare la bassa tensione in alta tensione.

Linea alta tensione: Linea elettrica che serve a trasportare l'energia a lunghe distanze: fino ad altri trasformatori (riduttori) che riporteranno l'energia a bassa tensione che sarà quindi distribuita agli utenti .

Cosa sono i Fotoni

Il nome fotóne è dato al "quanto" associato a un'onda elettromagnetica (in particolare luminosa) nel quadro della meccanica quantistica: è una particella neutra che si propaga nel vuoto, alla velocità di circa 300.000 km/s, con una energia che dipende dalla sua frequenza e con massa a riposo nulla.

Nel corso dei secoli, la curiosità dell'uomo circa l'effettiva composizione della luce è sempre stata viva. Sulla sua natura sono state fatte molteplici ipotesi: si sosteneva che fosse un'onda, poi che fosse composta da piccolissimi corpuscoli, e così via.

Oggi si sa che le diverse forme di energie raggiante, tra cui appunto la luce e per esempio le onde radio o le microonde, si trasmettono appunto attraverso onde elettromagnetiche, che propagano un campo elettrico e un campo magnetico perpendicolari tra loro e alla direzione di propagazione; questi campi variano secondo una legge sinusoidale, la cui frequenza è quella che caratterizza l'energia raggiante considerata. Ma si è trovato sperimentalmente che questa energia non è uniformemente distribuita tra le diverse frequenze, anzi molti fenomeni stanno a dimostrare il suo carattere discontinuo. Tuttavia, alcuni dati sperimentali ottenuti verso la fine del 1800 non potevano essere spiegati pensandola come onda.

Agli inizi del 1900 il fisico Max Planck giunse alla conclusione che per spiegare correttamente gli esiti degli esperimenti, era necessario "quantizzare" gli effetti delle radiazioni. Era cioè necessario trattare gli effetti della radiazione elettromagnetica e quindi dello scambio di energia nelle particelle, come se fossero portati da delle particelle.

Tra gli esperimenti inspiegabili qualora si pensi alla luce come ad un'onda luminosa, vi era l'effetto fotoelettrico.

Nel 1905 Albert Einstein riuscì a spiegarlo, supponendo che la luce fosse composta di corpuscoli elementari, i "quanti di energia" o fotoni e che questi, nei loro urti con gli atomi, trasmettessero agli elettroni periferici un'energia tale da provocarne l'emissione ed il conseguente effetto fotoelettrico.

 

"Albert Einstein" un impiegato di tutto rispetto dell'ufficio brevetti dell'epoca.

Fermi e i ragazzi di via Panisperna

Enrico Fermi nacque a Roma nel 1901; fin dai primi anni della giovinezza fu attratto dallo studio della matematica e della fisica. Superato brillantemente il liceo, fu ammesso alla Scuola Normale di Pisa dove si laureò in fisica nel 1922. Tornato a Roma iniziò un'intensa attività di ricerca presso l'Istituto di Fisica dell'Università, allora diretta da O.M. Corbino, eminente uomo politico e scienziato di chiara fama. Corbino si rese subito conto delle eccezionali qualità di Fermi, e, nell'intento di far rinascere gli studi di fisica in Italia, riuscì a far istituire a Roma la prima cattedra di Fisica Teorica per la quale chiamò, verso la fine del 1926, il non ancora venticinquenne Fermi che aveva vinto il relativo concorso. Nonostante la sua giovane età, Fermi era già conosciuto in campo internazionale soprattutto per un lavoro sulla statistica antisimmetrica, oggi conosciuta come statistica di Fermi-Dirac, alla quale devono soddisfare tutte le particelle con spin semi-intero (elettroni, protoni, neutroni e altre particelle subatomiche); queste particelle, comunemente chiamate fermioni, sono quelle condizionate dal principio di esclusione di Pauli. A tal proposito ricordiamo che le particelle con spin intero sono invece inquadrate in un'altra statistica quantica, detta di Bose-Einstein, e proprio per questo sono chiamate bosoni. Con l'aiuto morale e materiale di Corbino, Fermi riunì nell'Istituto di Fisica di via Panisperna un gruppo di Giovani laureati: fra i teorici ricordiamo B. Ferretti, e Majorana, G.C. Wick; fra gli sperimentali M. Ageno, F. Rasetti, E. Amaldi, B. Pontecorvo, E. Segrè. Guidati dalla straordinaria personalità scientifica di Fermi, "i ragazzi di via Panisperna", come furono chiamati i fisici che dal 1927 al 1938 lavorarono presso l'Istituto romano, riuscirono in pochi anni a portare la scuola di fisica italiana al livello dei più prestigiosi centri di ricerca europei e americani. Fra i molti lavori teorici di Fermi, il più celebre e forse anche il più originale è quello riguardante la teoria matematica del decadimento ß. Nel 1934, venuto a conoscenza della scoperta della radioattività artificiale fatta dei coniugi Joliot-Curie, Fermi intuì che il processo poteva essere vantaggiosamente provocato utilizzando come proiettili un fascio di neutroni. Poiché in natura non esistono sorgenti dirette di neutroni, in quanto essi stessi sono il prodotto di un processo di disintegrazione nucleare, Fermi si procurò i proiettili utilizzando la stessa reazione con la quale Chadwick aveva scoperto il secondo componente fondamentale del nucleo. Con la collaborazione di Amaldi, Rasetti, Segrè, Pontecorvo e del chimico D'Agostino e con l'umana e illuminata guida del direttore dell'istituto di via Panisperna, Fermi riuscì, in circa un anno di intenso lavoro, a produrre e a identificare una cinquantina di elementi radioattivi. Vediamo ora, attraverso le stesse parole di Fermi (conferenza tenuta a Milano il 18 settembre 1949), come il gruppo di Roma arrivò ai cosiddetti neutroni lenti, cioè ai proiettili che dovevano rappresentare uno dei mezzi più efficaci per disintegrare i nuclei. "In quel tempo c'era una certa confusione nel laboratorio; si lavorava in condizioni non perfettamente riproducibili perchè c'erano molti elementi da investigare e talvolta si dovevano investigare gli uni e talvolta gli altri in modo non sempre identico nell'uno o nell'altro caso. Ora, in questo modo un po' irregolare di procedere, si cominciarono a notare delle differenze che parevano inspiegabili e cioè talvolta l'attività indotta in certe condizioni risultava piccola, talvolta risultava più grande ... La chiave per risovere il problema venne per caso quando accadde di interporre un piccolo pezzetto di paraffina tra la sorgente e l'oggetto da bombardare: questo pezzetto di paraffina fece crescere immediatamente l'intensità ..." questo fenomeno strano era quello che si sarebbe dovuto probabilmente aspettare un fisico teorico; era cioè il fenomeno del rallentamento dei neutroni. Esso avviene nella paraffina, per il fatto che questa contiene una grande frazione di idrogeno. Il fenomeno, che in modo del tutto simile è prodotto anche dall'acqua, consiste in questo; la sorgente di neutroni - come del resto quasi tutte le sorgenti di neutroni - emette neutroni con energia pittosto grande, dell'ordine di 1 MeV. Ma se questi neutroni vengono emessi entro un blocco di paraffina o entro una vasca d'acqua, essi urtano contro un atomo di idrogeno, e siccome il neutrone e l'atomo di idrogeno hanno, con grande approssimazione, la stessa massa, siamo all'incirca nel caso di una palla da biliardo che ne urta un'altra: l'energia cinetica della prima si suddivide in parti, in media, eguali tra la palla urtante e la palla urtata, così che la palla urtante va via con circa metà dell'energia in gioco; se poi essa subisce un secondo urto e poi un terzo, e poi un quarto, dimezzando la propria energia andrebbe addirittura a zero se a un certo punto non intervenisse l'agitazione termica: ossia gli atomi di idrogeno dell'acqua e della paraffina sono in agitazione termica, cosicché il fenomeno del rallentamento non va avanti illimitatamente.La proprietà di attivazione è assai grande perchè in numerosissime reazioni nucleari la sezione d'urto dei neutroni lenti è molto maggiore di quella di quella dei neutroni veloci, vale a dire i neutroni lenti hanno una probabilità molto maggiore dei veloci di essere catturati. Proprio per le ricerche sui neutroni nel 1938 Fermi ebbe il premio Nobel per la fisica. Recatosi a Stoccolma per ricevere il premio, preferì non rientrare in Italia, soprattutto per le leggi razziali, essendo la moglie di origine ebraica. Da Stoccolma con tutta la famiglia si trasferì in USA, prima come professore presso la Columbia University e poi all'Insitute of Nuclear Studies dell'Università di Chicago, che oggi porta il suo nome. In America proseguì le ricerche con i neutroni allo scopo di ottenere dalle reazioni nucleari sull'uranio (fissione) uno sviluppo controllato di energia. Il risultato fu raggiunto il 2 dicembre 1942 con l'attivazione del primo reattore nucleare. La notizia del successo fu comunicata da A. Compton a Washington con una storica telefonata: "Il navigatore italiano è approdato nel Nuovo Mondo". Gli fu chiesto: "Come si sono comportati gli indigeni?". La pronta risposta: "Molto amichevolmente". Curiosità storica: il primo navigatore italiano scoprì il Nuovo Mondo nel 1492, il secondo ne scoprì un altro nel 1942. Al pari degli altri eminenti fisici che in quel tempo vivevano un USA, prese parte agli studi che portarono alla realizzazione della prima bomba atomica di Los Alamos, fatta poi esplodere ad Alamogordo all'alba del 16 luglio 1945. Dopo la guerra si dedicò dapprima ad alcuni problemi riguardanti la cosiddeta ottica dei neutroni e poi fino alla morte, avvenuta a Chicago nel 1954, a numerose ricerche teoriche e sperimentali sulle particelle elementari.

 


 

 

Un pò di storia

Enrico Fermi (Roma, 1901 – Chicago, 1954). Fermi è da considerarsi uno dei padri della fisica nucleare. I suoi studi sulla radioattività indotta gli valsero il premio Nobel nel 1938. In seguito ottenne la prima reazione controllata di fissione nucleare a catena, che segnò l'inizio dello sfruttamento dell'energia nucleare per scopi civili, e partecipò al progetto Manhattan per la realizzazione della bomba atomica. Sia in Italia che negli Stati Uniti incoraggiò il lavoro di molti giovani ingegni, che si rivelarono poi tra i più grandi fisici del secolo

 

 

La pila di Fermi

Nel dicembre del 1942, all'università di Chicago, in presenza del rappresentante dell'industria che avrebbe dovuto curarne la produzione, il fisico italiano Enrico Fermi riuscì a produrre la prima reazione nucleare a catena controllata, utilizzando frammenti di uranio naturale distribuiti all'interno di un blocco di grafite pura (una forma di carbonio). Nella "pila", o reattore nucleare di Fermi, la grafite fungeva da moderatore per rallentare i neutroni, rendendo così possibile la reazione a catena.

 

 

Cosa è l'elettromagnetismo..

 

L'elettromagnetismo è quella parte dell'elettrologia che studia le interazioni tra campi elettrici e campi magnetici.

L'insieme di tutti i fenomeni elettromagnetici è descritto dalle equazioni di Maxwell . Le equazioni di Maxwell costituiscono le leggi fondamentali di tutta l'elettrologia nel senso che esse forniscono un'interpretazione soddisfacente per tutti i fenomeni elettrici, magnetici ed elettromagnetici.

Ognuna delle suddette equazioni è direttamente collegata a qualche fatto fisico fondamentale. Da queste equazioni si deduce che il campo elettrico e quello magnetico si propagano nello spazio come un'onda di velocità; in particolare nel vuoto u coincide con la velocità della luce.

Il campo elettrico e il campo magnetico sono indissolubilmente legati l'uno all'altro: non si può avere propagazione di un campo elettrico non accompagnato da un campo magnetico; inoltre E e H sono ortogonali tra loro e alla direzione di propagazione; questo nuovo tipo di campo è detto campo elettromagnetico. Sulla base di questi risultati che costituiscono il contenuto più importante delle equazioni di Maxwell si è sviluppata la teoria delle radiazioni elettromagnetiche, e in particolare la teoria elettromagnetica della luce.

Le onde elettromagnetiche sono sempre prodotte dall'accelerazione di cariche elettriche come ad es. nei circuiti oscillanti, negli acceleratori di particelle cariche, ecc. A differenza delle equazioni fondamentali della meccanica classica, le equazioni di Maxwell sono invarianti per trasformazioni di Lorentz, sono quindi compatibili con la teoria della relatività.

         

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