Il telegrafo ancora usato da noi radioamatori, permette collegamenti a lunga distanza adoperando potenze non alte( poche decine di Watts).
Samuel Finley Breese Morse, l'inventore della telegrafia, nacque il 27 aprile 1791 a Charlestown Massachusetts e morì di polmonite a quasi ottant'anni il 2 aprile 1872 a Poughkeepsie (New York). Uomo dal multiforme ingegno, tanto da essere anche pittore, è stato però paradossalmente anche uno studente pigro e privo di volontà, i cui interessi convergevano solo nell'elettricità e nella pittura di ritratti in miniatura.
In breve, l'uso della telegrafia, in parallelo con la quasi coetanea invenzione della radio da parte di Marconi si diffuse in tutto il mondo con un successo incontrastato, grazie al fatto che con essa era possibile comunicare a grandi distanze con mezzi tutto sommato semplici.
In Italia la prima linea telegrafica fu realizzata nel 1847 e collegava Livorno con Pisa. L'invenzione dell'alfabeto Morse, poi, ha rappresentato una svolta nella storia dell'umanità.
il vecchio tasto verticale
Il moderno tasto telegrafico orizzontale usato dal sottoscritto
Premendo il tasto solo per un momento, si otteneva un punto, premendolo per più tempo si otteneva una linea, se non veniva premuto, la parte posteriore del tasto toccava un contatto che stabiliva un collegamento con la stazione ricevente la quale poteva mandare a sua volta un messaggio.
Tasto manipolatore moderno
Oggi il tasto telegrafico è ancora utilizzato dai radioamatori. Nella forma moderna il manipolatore, come è chiamato in gergo, è costituito da una levetta che può essere spinta lateralmente nei due sensi. Se la levetta è spinta in una direzione, un apposito circuito gerena un punto, se spostata nell'altra genera una linea. In questo modo la velocità di digitazione aumenta considerevolmente e la durata di punti e linee è determinata con grande precisione.