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Per non dimenticare Chernobyl..
Dopo
lo scoppio della centrale

Viene
da pensare a tutte quelle coltivazioni e i relativi terreni
sottostanti che ancora sono contaminati, per non parlare
di tutto il resto.
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Dopo
l'intervento e la copertura della centrale con un "sarcofago" di cemento armato di spessore
di 2 metri. |
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l mostro è
morto: l’impianto di Chernobyl, responsabile
di uno dei più gravi incidenti nucleari della
storia, ha chiuso definitivamente i battenti lo scorso
15 dicembre, tra cerimonie ufficiali e riprese televisive
in puro stile sovietico.

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Dalla fatidica notte del 26 aprile
1986, quando il reattore numero quattro si è letteralmente
sciolto, rilasciando nell’aria una nube di isotopi radioattivi
che per giorni ha infestato i cieli di tutta Europa e tutt'oggi
continua a contaminare il terreno della Bielorussia e dell'Ucraina,
l’ultimo reattore rimasto in funzione dei quattro originari
è stato spento. E in condizioni di massima sicurezza, grazie
ai sostanziosi contributi (oltre 700 milioni di dollari) garantiti
da quaranta nazioni, fondi necessari per schermare con un sarcofago
di cemento il cadavere dell’impianto in modo da impedire
la continua fuoriuscita di radiazioni: quello costruito in tutta
fretta dai sovietici subito dopo l’incidente, infatti, da
anni fa acqua da tutte le parti.
Tutto
a posto, allora? Il mondo intero, ma soprattutto le popolazioni
ucraina e bielorussa, potranno tirare finalmente un sospiro di
sollievo? La speranza è che sì, che da oggi l'incubo
di impianti nucleari obsoleti e pericolosi, vere mine vaganti
per tutta l'umanità, sia finito. E invece... Invece no:
perché solo in Ucraina continueranno a funzionare una dozzina
di centrali nucleari sorelle di quella di Chernobyl, mentre altre
dello stesso tipo sono sparse nei territori dell'ex Unione Sovietica.
Queste
mine, dunque, continueranno a vagare ancora per un bel po’
di tempo. Anzi, la situazione è destinata addirittura a
peggiorare, come avvertono dal Center for non proliferation studies
dell’Institute of international studies di Monterey, in
California. "Il ministro dell’energia atomica russo,
Evgeny Adamov, sta sponsorizzando una legge che vuole affidare
il controllo sugli impianti nucleari allo stesso ministero, sottraendolo
al GAN, ossia l’ispettorato federale per la sicurezza nucleare,
un ente indipendente. Si prospetta così un ritorno alla
gestione dell’era pre Chernobyl, i cui risultati, purtroppo,
si è avuto modo di sperimentare a fondo" sostengono
sulle colonne dell’Internazionale Herald Tribune Cristina
Chuen a Elena Sokova, ricercatrici dell’istituto californiano
che tentano in questo modo di sensibilizzare i paesi occidentali
rispetto a questo aspetto. "La creazione di un’agenzia
di controllo per l’energia nucleare è stato uno dei
frutti della nascente democrazia nell’ex Unione sovietica,
nei primi anni novanta. Oggi il ministero dell’energia atomica
tenta di riguadagnare potere. La scorsa estate ha ottenuto di
impedire al GAN di interferire con le attività nucleari
connesse a strutture militari, ora sta cercando di togliere al
GAN qualsiasi giurisdizione anche sugli impianti civili. Così,
si arriverà all’assurdo di un ente che controllerà
se stesso. Come dicono i russi, è come lasciare un lupo
a guardia delle pecore".
Che
non si tratti di un pericolo aleatorio è confermato dalle
parole di Yuri Vishnevsky, presidente del GAN: "Lo scorso
anno abbiamo tentato di far chiudere due reattori nucleari a plutonio
vicino a Tomsk, in Siberia, perché non sicuri. Ma il Ministero
dell’energia atomica, complice il governo, ha deciso di
continuare a farli funzionare".
A
meno di un intervento internazionale deciso che faccia pressione
sui politici russi, e che magari garantisca cospicui (e controllati)
finanziamenti per la costruzione di impianti più sicuri
(o meglio, per la conversione ad altre forme di energia) il pericolo
nucleare continuerà a stendere le sue nere ali sul mondo.
Sommandosi ai disastri già prodotti finora, gli effetti
che l’incidente nucleare peggiore della storia (si stima
che siano state rilasciate 50 tonnellate di materiale radioattivo,
equivalente a 10 esplosioni atomiche del tipo di quella avvenuta
a Hiroshima) ha lasciato dietro di sé, in termini di salute
umana e di contaminazione dell’ambiente.
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Valdisieve
confini

La
salute della popolazione dopo il disastro
Trentuno
morti subito in seguito all’incidente, centinaia di altri
(in gran parte "liquidatori", ossia persone inviate
sul luogo per tamponare il disastro) ricoverati in ospedale con
i classici sintomi di malattia da radiazione, cinque milioni di
persone, sparse sui territori delle Bielorussia dell’Ucraina
e della Federazione russa, esposte al fallout radioattivo, costituito
soprattutto dagli isotopi di iodio e cesio: sono le cifre brute
dell’immediato dopo esplosione. Che però da sole
non rendono conto della gravità della situazione. A questi
casi infatti vanno aggiunte le migliaia di bambini che, dopo anni,
sono stati colpiti da tumori della tiroide dovuti al contatto
con lo iodio radioattivo, per non parlare delle ricadute a livello
psicologico che tutta la popolazione coinvolta sta ancora scontando.
La
radiattività Cosmica

Dose
massima assorbibile
Occorre aver chiaro il concetto
di dose massima assorbibile (DMA), che è relativo al tempo
di esposizione e deve tener conto della radioattività naturale.
La DMA totale di radioattività
che possiamo assorbire in un anno senza conseguenze è di
circa 500 millirem, che equivale a una dose di assorbimento continuo
di 0,057 millirem/h. Le radiazioni di fondo hanno un'intensità
che non supera in genere i 126 millirem all'anno, che equivale
a 0,014 millirem/h. Ciò significa che per un certo tempo
possiamo assorbire anche dosi ben maggiori (senza però
esagerare) degli 0,057 millirem/h, purché l'assorbimento
annuale non superi 500 millirem. Si noti, ad esempio, che durante
una radiografia si assorbono, per una frazione di secondo, dai
50 ai 120 millirem. Bastano però cinque radiografie in
un anno per farci superare la DMA annuale.
Rapporti
fra unità di misura delle radiazioni
I
rem (röntgen equivalent man) si usano per indicare la quantità di energia assorbita dagli esseri organici.
1
millirem = 1,14 mR/h
1
mR/h = 0,877 millirem
I rad (radiation absorbed dose) si usano per indicare l'assorbimento
di radiazioni da parte di sostanze inorganiche.
1
millirad = 0,877 millirem
1
millirad = 1,14 mR/h
1
microGray/h = 0,115 mR/h
1
mR/h = 8,69 microGray/h
Note Legali © |
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Strumento
usato per la misura:
Contatore
Gaiger Muller digit
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Sindrome
da esposizione a radiazioni ionizzanti
I
sintomi tipici più appariscenti che si manifestano in
caso di esposizione prolungata a forti dosi di radiazioni sono
contraddistinti da un malessere generale accompagnato da vomito,
nausea, cefalea e diarrea.
Il
cosiddetto "male da raggi", dovuto a un'irradiazione
con dose intorno ai 400 röntgen (ritenuta semiletale) e
tristemente noto dopo le esplosioni nucleari in Giappone alla
fine della II guerra mondiale, si manifesta nel tempo con i
seguenti sintomi:
nelle
prime 24 ore compaiono i sintomi tipici più appariscenti
(malessere, nausea, cefalea, disturbi intestinali);
nella
settimana successiva i sintomi più appariscenti scompaiono,
ma gli effetti dell'irradiazione continuano con la distruzione
delle cellule riproduttive del sangue, considerata la causa
della maggior parte dei decessi nelle settimane successive;
dopo
7-10 giorni, detto "periodo di tregua", si hanno ulcerazioni
ed emorragie;
nella
quarta-sesta settimana può sopravvenire la morte, generalmente
provocata da setticemia.
Coloro
che, superando la fase critica, riescono a guarire, negli anni
successivi possono contrarre leucemie e tumori. È stato
osservato, al riguardo, che la vita media delle popolazioni
colpite da forti dosi di radiazioni si abbassa in misura rilevante,
e che, inoltre, anche a distanza di molti anni, possono comparire
mutazioni genetiche, che riguardano le persone direttamente
colpite e i loro discendenti. I danni sperimentati sulle mutazioni
genetiche riguardano comunque radiazioni dell'ordine di centinaia
e migliaia di rem.
Dose di esposizione, che si misura in
RÖENTGEN
la dose massima che un essere umano può accumulare senza
gravi conseguenze è di 0,07-0,08 mR/h, cioè 600-700
mR in un anno. La radioattività naturale è di
circa 0,02 mR/h (176 mR all'anno).
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